L’Alienista e i disturbi psichici nel 1800.

L’Alienista e i disturbi psichici nel 1800.

Maggio 16, 2018 1 Di Eleven's Eggo

Tanto per cambiare, Netflix ci propone una serie TV molto interessante, che ho letteralmente divorato. Questa volta siamo qui a parlare de L’Alienista e, per chi ha già visto la serie, avrà associato la parola “divorato” ad una particolare abitudine che caratterizza il serial killer di questa storia.

La serie è ambientata a New York, verso la fine del 1800, e riproduce a mio parere in modo molto accurato l’atmosfera del periodo, periodo che, per i suoi costumi, trovo veramente affascinante.

Vediamo a confronto due realtà ben distinte: il 1800 ricco, popolato da persone agiate dell’alta società, che si contraddistinguono per i loro abiti eleganti del tempo e per le loro case sfarzose, capaci di comprare la giustizia col loro denaro; dall’altro lato la povertà, costituita da famiglie che pur di sopravvivere vendevano i propri figli alla prostituzione e che non avevano minima voce all’interno della società.

In questo contesto si sviluppano le due figure principali della serie. Abbiamo l’antagonista, il serial killer che uccide bambini maschi che si prostituiscono e si traveston in maniera molto violenta, sodomizzandone i corpi. Al suo opposto c’è il Dottor Kreizler, l’alienista.

Come ci viene spiegato all’inizio di ogni puntata, ai tempi, i dottori che si occupavano di malattie mentali e disturbi psichici prendevano il nome di alienisti, in quanto si pensava che i loro pazienti fossero vittime di un’alienazione dalla loro natura di esseri umani.

Personalmente trovo intriganti questi studi e probabilmente non sono la sola, visto che è già il secondo telefilm riguardante tali tematiche (che guardo) che Netflix ci mette a disposizione (l’altro a cui mi riferisco è Mindhunter, per chi volesse approfondire).

Se in Mindhunter affrontiamo la definizione del profilo del serial killer, con molte teorie psicologiche e sociologiche a sostegno delle teorie dei protagonisti, ci troviamo qui, nell’Alienista, in una realtà in cui tali materie di studio non venivano ancora considerate come delle scienze vere e proprie da tutta la comunità e, dunque, il lavoro del nostro dottore viene spesso screditato. Nonostante tutto, porta avanti le sue tesi, che si trovano proprio agli albori dello studio della psiche umana.

In un’atmosfera che definirei cupa e realistica, viene affrontato un altro tema molto delicato, ovvero la prostituzione minorile e la non tutela dei minori, in particolar modo di quelli che non provengono da famiglie agiate e che si ritrovano costretti a prostituirsi in sudici bordelli per poter sopravvivere nel mondo. Ho trovato queste parti molto tristi e crude. Vedere come degli uomini adulti possano approfittare della situazione di questi bambini, senza battere ciglio, mi ha lasciata con l’amaro in bocca.

La figura della donna, incarnata in questo telefilm da Sara Howard (interpretata da una Dakota Fanning che non avevo per niente riconosciuto), è una figura forte, che lotta per conquistare un posto all’interno di una società ancora maschilista e misogina, contrapposta a quello che è lo standard dell’epoca, che vedeva la donna come il “gentil sesso”, fatta per badare alla famiglia e di certo non per lavorare in una centrale di polizia.

L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata la parte in cui John Moore va da solo nel bordello a cercare informazioni, ma viene “punito” in modi che dovrebbero seriamente segnare una persona, ma questa cosa non viene per niente approfondita, anzi, non viene proprio più affrontata.

Vediamo inoltre il personaggio di Theodore Roosvelt, che si distingue all’interno del corpo di polizia per la sua morale e il senso di giustizia, che lo porta a supportare le indagini dell’alienista.

Piccola parentesi dedicata alle storie d’amore. Ho shippato John e Sara praticamente dalla prima puntata, nonostante l’importante differenza di età tra i due. Mary e il dottore mi piacevano molto, mi dispiace per come sia finita…

Dopo un momento iniziale in cui veniamo fuorviati e pensiamo di aver scoperto chi sia l’assassino, scopriamo che ci stavamo sbagliando. I nostri protagonisti si spingono al di fuori di New York, seguendo una pista molto intricata ed interessante, basandosi su indizi che risultano difficili da decifrare, ma che di certo non li fermano. Si scopre, quindi, chi è davvero questo assassino ed è una corsa contro il tempo per poter salvare una possibile nuova vittima, Joseph.

Il finale mi è piaciuto e sono rimasta colpita dal dottor Kreizler, che sperava di poter studiare la mente di quell’uomo e che si dispera quando questi viene ucciso. Nello studiare anatomicamente il cervello del serial killer, il nostro dottore scopre che non c’è nulla di diverso rispetto ad un cervello normale, e rimane molto turbato da questo fatto.

Insomma, questa serie è stata per me particolarmente positiva ed interessante, nonostante la crudeltà e la “crudità” di alcune scene. Sperando di avervi incuriosito almeno un po’, fateci sapere che cosa ne pensate!

– Eleven’s Eggo