Ciao Lumi Niemi, e benvenuta a questa intervista!

1. Chi è Lumi Niemi? Com’è nato questo nick? Cosa, a tuo parere, ti rende “te”?
Lumi Niemi è una persona che ha scelto di soffrire! No, scherzo. È il nome de plume dietro il quale ho scelto di nascondere una ragazza con un sogno abbastanza banale di questi tempi: vivere della propria arte. Lumi significa “neve”, in finlandese, e “niemi” significa penisola. Mi piace come suonano insieme.
Il mio stile è un po’ ibrido, vittima di molte influenze sia occidentali sia orientali.

2. Come ti sei avvicinata al disegno e allo storytelling, in generale?
La cosa divertente è che all’inizio odiavo disegnare; poi, con un’amica, ci inventavamo le delle storie e mi piaceva disegnare dei riquadri in cui rappresentavo azione per azione.
La vera rivelazione, però, è stata l’anime night di MTV, con Fullmetal Alchemist e Saiyuki.

3. Dirty Waters è un thriller. È stato quello il primo genere a cui ti sei approcciata?
No. Come tutti quanti, lo shonen è stato il mio primo genere – anche perché è quello più trasmesso. Mi innamorai del tutto di Saiyuki, tanto da recuperarne anche il manga. Poi ci fu Fullmetal Alchemist, un’altra grande scoperta. Ovviamente, ho avuto anch’io la mia fase Naruto (grazie Italia 1!), ma con Detective Conan ho davvero iniziato ad appassionarmi al mistero, le indagini, e i thriller. D’altronde, come si fa a non innamorarsi della sigla di Giorgio Vanni? Mannaggia a lui!

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4. Hai sempre avuto il sogno di fare la mangaka o hai altri hobby?
Assolutamente no! Da piccola sognavo di diventare un’amazzone professionista, ma crescendo gli interessi sono cambiati, si sono ampliati e mi sono approcciata a questo tipo di arte.

5. Quali sono, secondo te, al momento, i manga italiani da must read?
È una domanda difficile… anche perché il panorama italiano, ora, è molto improntato sugli shoujou, che a me non piacciono molto.
Sicuramente vi consiglio Somnia di Federica Di Meo, e poi mi verrebbe da consigliare Flare Zero di Salvatore Pascarella, che per adesso esce solo in francese. E poi, ovviamente, Dirty Waters 😀

6. Presentaci uno dei tuoi protagonisti. O più di uno, se preferisci!
Mi sono resa conto che non si può presentare Vlad senza Lu, e viceversa.
Quando li ho pensati, 
volevo dare vita a due facce del dolore e del modo di affrontarlo. Questi due ragazzi hanno passati molto simili, entrambi hanno sofferto ma hanno reagito in modo diverso.
Lucian porta il suo dolore con orgoglio, lo esibisce come una medaglia tramite il trucco del teschio. Lui vuole che gli altri sappiano cosa ha passato e si rendano conto del male che gli hanno fatto.
Vlad, al contrario, vuole che gli altri dimentichino quello che gli è successo, non vuole essere fonte di preoccupazione per la sorella o essere considerato una povera vittima, quindi nasconde il suo dolore dietro ad un sorriso. Evita di fare le cose che potrebbero farlo cedere, come suonare il violino.

7. Due cose che rendono “se stesso” il tuo protagonista / la tua protagonista.
Lucian, come dicevo, è sicuramente più appariscente. È quel tipo di personaggio che piace, perché soffre e non ha paura di mostrarlo. Vlad, al contrario, credo di averlo creato per un pubblico più maturo, per tutte quelle persone più chiuse che non vogliono essere un problema per chi li ama e circonda.
Perciò, a mio parere, il bello di Vlad e Lucian è che sono profondamente simili ma diversi; si trovano subito bene insieme perché nessuno dei due guarda l’altro accollandogli il suo stereotipo: psicolabile o pazzo, che sono invece le etichette che vengono loro date a Dirty Waters.

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8. Come ti è venuta l’idea per “Dirty Waters”?
Diciamo che è capitata una cosa nella mia vita che m ha fatto stare parecchio male (se ci penso adesso mi viene quasi da ridere). Ero stufa di pettegolezzi e malelingue, gente sbagliata a cui dare fiducia, e così ho creato questo paesino, Dirty Waters, e i due protagonisti che di fatto non fanno niente di male se non essere loro stessi, in un luogo dove conta solo l’apparenza.

9. Come definiresti il tuo manga? E perché?
Il mio manga è un Seinen Thriller, sicuramente è un genere diverso da ciò che il mercato italiano ci offre in questo momento. Nonostante l’argomento, è un fumetto godibile sia da un pubblico più giovane, ma anche più maturo.
La trama della storia è accattivante, con aspetti psicologici capibili in base alla maturità e alla sensibilità dell’età del lettore. Tralasciando il genere, la storia nasconde anche un messaggio che volevo trasmettere ai lettori più attenti: non giudicate gli altri dalle apparenze, cercate invece di instaurare un rapporto con le persone e, tramite l’empatia, capite perché si comportano in una determinata maniera.
In questo periodo storico, in cui si cataloga la gente tramite stereotipi, in cui i leoni da tastiera la fanno da padroni giudicando e offendendo senza capire quanto la parola detta o scritta possa far male, ho cercato di grattare oltre la superficie delle persone, non giudicare esclusivamente da come appaiono o da quello che gli altri dicono di loro e cercare di essere più empatici.

Ringrazio la The Nerd’s Family sia per la recensione di Dirty Waters sia per questa intervista, continuate così ragazzi!

Rainbow Umi

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