Ehilà lettori! 
Come promesso, eccoci con la seconda parte dell’intervista a Giulia Letizia riguardo il suo romanzo d’esordio, Il Tempo Perduto, il primo della trilogia urban fantasy Le Cronache della Congrega. Se vi siete persi la prima parte la potete trovare qui.

Pronti a scoprire altri dettagli? 

  1. Hai scelto di pubblicare in self su Amazon, c’è un motivo dietro?

In realtà ho inviato il romanzo a diverse case editrici, ma tra chi non ha mai risposto, chi non se la sentiva di legarsi a una trilogia di un’emergente, chi mi voleva tagliare metà libro, ho iniziato a informarmi bene sul self, che avevo già preso in considerazione l’anno scorso ma che avevo poi lasciato perdere, non sentendo la storia pronta.

Ammetto che il self mi fa un po’ paura, perché purtroppo non sono brava a vendere un prodotto e non ho veramente idee sul marketing o cos’altro, ma volevo dare a questa trilogia una possibilità diversa da Wattpad, tentare di raggiungere più persone e sì, stringere tra le mani il mio libro fatto di pagine e inchiostro.

  1. Qual è stata la cosa più difficile della pubblicazione? È stato complicato occuparti di tutto da sola?

Sì e no.

La cosa più pesante è stata decisamente la revisione, la rirevisione e la revisione della rirevisione. I refusi si nascondono ovunque e dopo un po’ che leggi e rileggi una frase perché ti sembra che c’è qualcosa che non ti torna ma non capisci cosa, diventa talmente insensata che alla fine dici, senti, amen, va bene così.

La cosa più difficile è stato invece capire Amazon, ma qui ho avuto un enorme aiuto da parte di Alexandra Rose, un’autrice self che ci era già passata e che mi ha snocciolato consigli preziosi.

  1. Ci sono altri generi letterari che vorresti esplorare in futuro? E invece generi che proprio non ti attirano?

Ho studiato psicologia e mi piacerebbe far incontrare queste due passioni, la psiche umana e la scrittura. Vorrei quindi scrivere un romanzo drammatico che gira intorno al disturbo mentale della protagonista (ma non solo di lei, se no che gusto c’è). All’interno voglio poi inserire molti riferimenti e collegamenti all’arte, alla cultura classica ma anche moderna, tutto quello che potrebbe sposarsi bene con il senso di “disagio esistenziale” e di dramma, che è un po’ il concetto di fondo. Ho già la caratterizzazione dei personaggi, l’inizio, l’intreccio a grande linee e la fine. Ma non è ancora arrivato il suo momento, un po’ perché sarà scritto in prima persona (cosa che mi terrorizza, non avendo mai scritto niente con questo pov), un po’ perché devo ancora farmi una “massiccia cultura” sull’antichità che, ahimé, venendo da un liceo di scienze umane mi manca completamente.

Quindi, ecco, vorrei provare ad allontanarmi dall’ambientazione fantasy, cosa che per il momento non ho ancora mai fatto del tutto.

Non mi attira invece il genere giallo, ma ne sono anche completamente ignorante, quindi non faccio testo!

  1. Qual è il personaggio di cui ti è risultato o ti risulta più difficile scrivere?

Ero convinta che avrei risposto Alais. Poi però ho pensato ad Aron. E ancora ho pensato a Thea. Diciamo che loro tre sono stati i più complicati, ognuno per motivi diversi.

Alais, provando a non fare grossi spoiler, perché l’ho dovuta creare più volte, diverse versioni di lei accompagnate sempre della paura di non riuscire a farle quadrare tutte e al tempo stesso di renderle troppo uguali l’una alle altre.

Thea perché è complicata ed è emersa poco a poco. È partita silenziosa, facendosi sentire a mano a mano che la storia prendeva vita, tanto che quando ho finito l’intera trilogia e ho riletto tutti i libri, mi sono accorta che nel primo era davvero troppo marginale e ho provato allora a renderla più presente fin dall’inizio. Molte delle parti aggiunte nella versione finale disponibile su Amazon, infatti, riguardano proprio lei.

Per quanto riguarda Aron, invece, è stata una bella sfida. Penso che sia il tipico personaggio che quando entra in scena sembra dire subito tutto quello che c’è da dire su di lui, un ragazzo che è come si mostra, calmo e pacato senza alcuna possibilità di sorpresa. È il buono, colui che è sempre a disposizione per i suoi compagni, che comprende i loro desideri, anche quelli egoisti, e non li giudica per i loro comportamenti ma cerca sempre di comprenderli, dargli una spiegazione… ma forse perché anche lui così puro di animo come appare non è. Ed è stata proprio questa parte “a sorpresa” di lui che è stata complicata, perché ci tenevo a sconvolgere completamente l’idea iniziale che ci si potrebbe fare su di lui e spero di esserci riuscita.

  1. Chi è il tuo primo lettore, un amico, un parente o le persone su Wattpad?

Per quanto riguarda Le Cronache della Congrega, i miei primi lettori sono state le persone su Wattpad. Ho scoperto quella piattaforma dopo la stesura del primo libro, quando era già in corso quella del secondo, e mi sono detta: “perché non provare a vedere se può piacere, invece che lasciarlo qui inutilizzato sul desktop?”

Ma, se vogliamo essere precisi, la mia prima lettrice in assoluto è stata mia madre. A quattordici anni, sull’onda della lettura di 3MSC, mi sono messa a computer e, tra una partita di solitario e l’altra, ho scritto un libro di un centinaio di pagine (il titolo “l’adolescenza” dovrebbe già dirvi tutto) dal punto di vista di lei e di lui. Mia madre l’ha voluto leggere e, tutta esaltata, l’ha pure stampato. Fortunatamente è caduto nel dimenticatoio uno o due mesi dopo. Lo pensavo perduto, invece qualche mese fa è saltata fuori la parte stampata di lei (mi dispiace Gianluca, il tuo pov di puro angst non è stato fortunato allo stesso modo). Non pensavo di potermi vergognare così tanto e, allo stesso tempo, ridere a crepapelle.

  1. Nei libri de “Le Cronache della Congrega” ci vengono presentati tanti luoghi ed epoche diverse: se potessi scegliere dove vorresti vivere? E in che anno?

“Fosse dipeso dai suoi desideri, Elin sarebbe rimasta con piacere ferma nella Francia di fine ottocento, nella sua piccola mansarda parigina piena zeppa di libri di quei poeti che ora venivano definiti maledetti.”

Ho dato a Elin, all’interno del libro, il compito di portare una delle epoche storiche che mi hanno sempre affascinata. Se potessi, farei una visita alla Parigi di fine ottocento, durante il periodo della Belle Époque. Mi piacerebbe sedermi nel Gran Café per rimanere stupita per la prima volta davanti a delle immagini in movimento grazie al marchingegno dei fratelli Lumiere. Mi piacerebbe entrare al Moulin Rouge, bere un bicchierino di assenzio insieme a Toulouse-Lautrec e guardare uno spettacolo di can-can. Mi piacerebbe osservare il fascino di tutte le invenzioni che ci sono state in quel periodo, in particolare dalla macchina da scrivere.

Farei anche un salto un poco più indietro, da Baudelaire, giusto il tempo di chiedergli se può recitarmi la sua Spleen.

E infine, per non sbagliare, dato che sono una che anche qui nel presente non sa bene da che parte di mondo stare, tornerei in avanti per gustarmi gli anni ruggenti dell’America.

Sì insomma, quando è uscito il film Midnight in Paris sono stata una ragazza davvero felice.

Il tempo perduto

  1. Pensi che, nella vita reale, riusciresti a essere amica dei tuoi personaggi?  

Mi piacerebbe rispondere di sì, a primo impatto è questa la risposta che mi frulla nella testa ma poi, se penso bene a come sono loro e a come sono io, inizio ad avere qualche dubbio. Probabilmente me ne sentirei intimorita, un po’ come lo è Miriam all’inizio, che si chiede per quale motivo loro dovrebbero provare interesse per una come lei.

Ma chi lo sa… sicuramente non riuscirei ad avvicinarli ma se lo facessero loro, dopo un po’ la mia introversione e i complessi mentali che ne conseguono potrebbero decidere di darmi tregua e allora sì, penso che riuscirei a essere loro amica.

  1. Hai qualche progetto in cantiere al momento, o qualche idea che vorresti sviluppare in futuro?

Ne ho una marea. La mia cartella “progetti” chiede pietà.

Legati alle LCdC, al momento su Wattpad sto pubblicando un’altra trilogia che ne è lo spin-off. Non è solo ambientata nello stesso tessuto magico (anche se il “mirino” si sposta dalle streghe ai vampiri), ma è anche intrecciata a dei particolari personaggi presenti nelle Cronache della Congrega, anche se questo legame si paleserà soltanto nell’ultimo libro. E, proprio per la presenza di questi personaggi in comune, quando finirò anche queste cronache ho in programma un ultimo spin-off composto di un solo libro che ci porterà alle origini di entrambe le trilogie.

Ah, sì. E poi c’è una mezza idea di scrivere un diario dal punto di vista di Vassago, l’antagonista in le Cronache della Congrega.

Lo so, sono un caso perso. Do la colpa a Cassandra Clare che non solo mi ha ispirato l’utilizzo di diversi pov intrecciati, ma mi ha anche fatto credere che uno spin-off in più non fa mai male.

Allontanandoci da questo mondo, invece, oltre a quella non ancora iniziata che ho accennato nella risposta precedente, ho tra le mani anche altre due diverse storie, al momento entrambe in scrittura molto molto molto moltissimo altalenante.

Un giorno ce la farò a darmi pace. Forse.


Grazie mille per averci dedicato un po’ del tuo tempo, è stato un piacere averti qui con noi. Come ultima cosa, saluta la Nerd’s Family!

 Grazie a voi, per aver pensato a me e per il tempo dedicata a questa intervista! Le vostre domande mi hanno fatto pensare molto ed è stata una bellissima esperienza rispondervi!

***

Anche questa intervista è giunta al termine. Vi è piaciuta? Il Tempo Perduto ha catturato il vostro interesse? Se così fosse, eccovi il link per acquistarlo, sia in ebook che in cartaceo. 

A presto!

Sourwolf Blake

 

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