Bentrovati a tutti! Vi sono mancato? Oggi sono qui con uno dei cartoni più fighi che abbiano mai fatto: sto parlando di Beyblade! Cosa c’è di meglio di vedere lottare delle trottole guidate da degli spiriti, per lo più se questi sono di animali mitologici come dragoni, fenici e simili?!?

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Beyblade è stato scritto e disegnato nel 1990 Takao Aoiki, in un periodo in cui in cui le storie avevano come protagonisti bambini o ragazzini impegnati in competizioni con mostriciattoli (Pokémon o Digimon), carte collezionabili (Yu-Gi-Oh! oppure Duel Masters), o come in questo caso trottole. L’anime viene rilasciato nel 2001, crea quella che si potrebbe definire una vera e propria mania, sia in Giappone che qui in Italia, proprio come per il gioco fisico di Yu-Gi-Oh!.

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I protagonisti sono quattro ragazzi accomunati da un’unica passione: i BeyBlade. Takao, Kai, Max e Rei hanno storie molto diverse fra loro: Takao vive da solo col nonno mentre suo padre e suo fratello sono sempre in viaggio per lavoro essendo archeologi; Kai viene da un monastero della Russia, nonostante sia di origini giapponesi; Max ha padre giapponese e madre americana (divorziati); Rei viene dalla Cina ma ha viaggiato a lungo per il mondo. Ma i nostri quattro eroi hanno una caratteristica che li accomuna: possiedono dei Bit Power, ossia dei potenti spiriti in forma d’animale che rendono i loro BeyBlade più potenti ed esplosivi durante l’azione. Come in ogni classico anime, i quattro si affronteranno durante il torneo nazionale giapponese, dove si distingueranno per le loro innate capacità e verranno contattati in modo da poter formare la nazionale nazionale giapponese, così da poter partecipare ai campionati mondiali e ambire al prestigioso titolo di campioni del mondo. Lungo la strada dovranno affrontare varie difficoltà, rappresentate non soltanto dalla forza dei loro avversari (spesso in possesso, come loro, di Bit Power altrettanto potenti) ma anche dai conti col passato: prima toccherà a Rei, che dovrà affrontare i vecchi compagni del suo villaggio d’origine; poi a Max, in quanto la nazionale americana è addestrata da sua madre, che lo reputa inferiore ai propri campioni; infine a Kai, visto che l’ultimo scontro per il titolo mondiale sarà contro la nazionale russa, composta da ex compagni di quest’ultimo provenienti dal suo stesso monastero. Prima di approdare in nella fredda terra degli zar viene mostrato un breve tour della nazionale giapponese in Europa Occidentale, con tanto di scontri versus i diversi campioni d’Italia, Francia, UK e Germania, nonché di uno scontro con un team di Bladers il cui look si ispira ai film horror.

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La trama può sembrare molto banale come qualsiasi anime con un target prevalentemente di giovani/bambini, ma presenta i tipici temi di uno shōnen, fra cui amicizia, lealtà, rispetto, famiglia ed uno spazio per le storie personali molto toccante a mio avviso. I personaggi non sfuggono agli stereotipi, sia quelli tipici dell’animazione (il protagonista spavaldo ma di buon cuore, il rivale tenebroso dal passato oscuro, il nerd occhialuto) sia quelli legati alle varie nazioni: abbiamo così gli americani fissati col football o col baseball, l’italiano sciupafemmine, il tedesco severo e aggressivo, l’inglese snob, i russi tutti d’un pezzo, gli ispanici toreador, gli indiani coi turbanti che rendono lo scorrere della storia molto piacevole.

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A seguito del successo di questa prima serie si è ben pensato di crearne altre due, rispettivamente nel 2002 e nel 2004, in modo da prolungare le avventure dei nostri protagonisti: la prima ha avuto un successo quasi nullo, mentre la seconda è riuscita a riscuotere un buon numero di fan, pur non arrivando ai livelli dell’originale. 

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Bene spero che possa avervi fatto riaffiorare bellissimi ricordi, fatti di sfide con amici e compagni ad un gioco che ha, sta facendo e farà grande scalpore in tutto il mondo. E voi ci giocavate? Avete ancora qualche antico cimelio? Io ne ho un paio comprate recentemente dopo essermi rinnamorato di queste bellezze! Con questo vi saluto ed alla prossima, Shadow!

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