American Horror Story: Murder House, Asylum, Coven & Freak Show

American Horror Story: Murder House, Asylum, Coven & Freak Show

Novembre 8, 2018 1 Di Shadow

Bentrovati a tutti! Oggi siamo qui per svincolare uno dei capolavori creati da Ryan Murphy. Dopo Glee, un’altra serie ha fatto breccia nei nostri cuori: parlo di American Horror Story! Lo show è stato ideato assieme a Brad Falchuk – altro sceneggiatore di Glee – ancor prima dell’avvio della produzione di Glee stesso. In America l’episodio pilota è andato in onda il 5 ottobre 2011, trasmesso dalla rete FX, mentre in Italia l’8 novembre dello stesso anno su Fox.

Ad oggi la serie conta ben 8 stagioni, ed in questo articolo vi presenterò le prime quattro. Le successive saranno recensite da….. lo scoprirete presto! Ma non stiamo a perderci in chiacchiere ed iniziamo subito il nostro viaggio!

Murder House

La prima stagione – quella che ha fatto innamorare le persone alla serie – si intitola American Horror Story: Murder House. Questa vede come protagonista la famiglia Harmon, composta dallo psichiatra Ben (Dylan McDermott), la moglie Vivien (Connie Britton) e la figlia Violet (Taissa Farmiga). Appena trasferitasi da Boston a Los Angeles a seguito di una difficile crisi coniugale, i tre acquistano una sontuosa villa con giardino – chiamata dai locali Murder House – giacente in un pessimo stato, derivante dal fatto che nessuno ha più voluto comprarla dopo gli strani avvenimenti accaduti ai precedenti proprietari: difatti tutti i precedenti inquilini sono morti in maniera violenta, compresa la coppia omosessuale che ha risieduto per ultima.

american_horror_story_locandina

La vita per gli Harmon non è facile: già alle prese con una moltitudine di traumi privati (i tradimenti di Ben con una studentessa, l’aborto spontaneo di Vivien dopo la scoperta del tradimento, le tendenze depressive di Violet), la famiglia deve fare i conti con le terribili ed agghiaccianti apparizioni che provengono dal passato della casa maledetta.

Tutti i personaggi che mano a mano compaiono hanno un legame con quella casa maledetta che tanti spaventa: Tate (Evan Peters), un adolescente affetto da turbe psichiche che mostra un’immediata, e ricambiata, attrazione per Violet e che verrà preso in cura dal padre di quest’ultima; Harvey (Denis O’Hare), personaggio con il volto sfigurato che comincia a perseguitare Ben a seguito di un evento poco piacevole; Moira (Frances Conroy), misteriosa donna delle pulizie che si presenta agli Harmon dichiarando di aver lavorato per tutti i precedenti inquilini; e soprattutto la vicina di casa Costance (una magnifica Jessica Lange), che vive insieme alla figlia down Adelaide (Jamie Brewer) e che più di tutti sembra possedere un legame particolare con Murder House e conoscerne i segreti.

La particolarità degli episodi di questa stagione è che ognuno di essi è introdotto da un flash-back, che getta luce su un evento passato della magione, offrendo allo spettatore una buona dose di scene cruente caratterizzate dalla presenza di serial killer, scienziati pazzi, piromani e, giusto per non farci mancare nulla, anche psicopatici.

In AHS gli enigmi vengono svelati nel giro di qualche episodio  – vuoi per la brevità delle stagioni, spesso composta dai 10 ai 13 episodi – e la risoluzione è spesso banale e deludente, come l’identità di Rubber Man. Il cuore della serie, invece, risiede nella capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore, alzando episodio dopo episodio l’asticella dello sbalordimento, attraverso l’accumulo di situazioni sempre più estreme e, fino al minuto precedente, impensabili. Tra stupri da parte di fantasmi vestiti di latex, feti nascosti nei barattoli, donne che appaiono alternativamente vecchie e giovani, mostri orribili nascosti nelle cantine, stragi compiute nelle scuole e cadaveri sepolti sotto i gazebo, la serie di eventi paranormali ed anormali è abbastanza elevata che porta lo spettatore a domandarsi alla fine di ogni scena: “Cosa può accadere più di questo?”.

Un tema credo sia ricorrente in AHS: Murder House ed è quello della maternità: tutti i crimini commessi nella casa hanno a che fare con questo tema, cominciando dai primi del Novecento (un medico abortista e la moglie) fino alla coppia gay del recente passato. Vivien, che ha da poco vissuto il trauma di un aborto, scoprirà di essere rimasta incinta già nelle prime puntate a seguito di un concepimento che definire inquietante è riduttivo: alla sua complicata gravidanza viene dedicata una delle story-line più importanti. Due sono i personaggi che assumeranno un ruolo sempre più importante e centrale: il primo è Tate, mentre il secondo è Constance, la vicina impicciona e cleptomane dai mille segreti, che ha passato una vita dedita alla maternità elevandola a vera e propria ossessione. Come accennato prima, il personaggio è stato affidato niente meno che a Jessica Lange, che ha contribuito grazie alla sua bravura ad una caratterizzazione spettacolare.

L’altro personaggio chiave della serie è Tate: capelli biondi pieni di riccioli, presenta un’aria a metà fra la tenerezza adolescenziale e la crudeltà. Tate incarna in maniera eccellente il lato dark-sentimentale della storia, quasi un parallelismo a Romeo e Giulietta, dove una Violet/Giulietta è subito tentata dal lato oscuro di Tate/Romeo.

american-horror-story-7-e-8

Non riesco a trovare dei difetti all’interno di questa prima stagione, se non puramente piccole cose a livello di trama, che a mio avviso sarebbero potute essere spiegate leggermente meglio oppure ci si sarebbe potuti soffermare di più. Come voto complessivo un bel 9/10 non glielo toglie nessuno!

Asylum

Siamo giunti alla seconda stagione, intitolata AHS: Asylum, che si svolge interamente – o quasi – all’interno del manicomio di Briarcliff. Una delle novità introdotte in questa seconda season è sicuramente la nuova sigla d’apertura (che comprende il motivetto ideato da Kyle Cooper), volta a nuove tematiche horror.

Le vicende risalgono al 1964 – anche se di tanto in tanto troviamo degli sprazzi riconducibili ai giorni nostri – come già detto prima a Briarcliff, istituto di igiene mentale gestito dal Monsignor Timothy Howard (Joseph Fiennes) e dalla spietata Sister Jude (Jessica Lange), dove il Dr. Arthur Arden (James Cromwell) e il Dr. Oliver Thredson (Zachary Quinto), assistiti dalla indifesa e sensibile Sister Mary Eunice (Lily Rabe), praticano terapie poco ortodosse per sanare i pazienti, come l’elettroshock. Una struttura ricolma di drammi e segreti altrettanto spaventosi, dove la vita umana perde ogni tipo di valore e dove cattiverie e angherie vengono fatte sotto il nome del signore e della benevolenza divina. Situazione però soggetta a cambiamento non appena Kit Walker (Evan Peters) accusato di essere il serial killer Bloodyface, viene catturato e portato proprio in quel di Briarcliff, in attesa di un verdetto definitivo.

220px-American_Horror_Story_Season_2

Parlando di coerenza narrativa, le prime puntate del serial peccano (similmente a ciò che accadeva nella scorsa stagione) nel voler inserire quanti più elementi disturbanti, anche se questi risultano essere diametralmente opposti tra di loro (rapimenti alieni, esorcismi, crudeltà di ogni genere), risultando fin troppo fastidiosi e criptici e appesantendo oltremisura il ritmo. Un trash troppo marcato, un calderone composto da ingredienti diversi tutt’altro che compatto. Linee narrative che viaggiano su binari paralleli tra loro e che hanno in comune soltanto le 4 mura del sopracitato manicomio, ma che sembrano, perlomeno all’apparenza, completamente slegate l’una dall’altra. Fortunatamente, le cose tendono a riprendersi considerevolmente con il passare degli episodi. I personaggi vengono approfonditi, la storia assume un connotato diverso, forse meno malsano ma altrettanto inquietante, e vengono gettate le basi per la seconda parte di stagione, che appare molto più scorrevole, equilibrata e chiarificatrice.

Oltre a Jessica Lange, un bravissimo Evan Peters, dopo la parentesi “sociopatica” dell’anno precedente, che dona al suo Kit un aspetto molto giovane e sincero, seppur sia sempre presente  una alone d’oscurità (oscurità che accomuna tutti i personaggi). Altri personaggi degni di nota sono Lana Winters (Sarah Paulson), che in questa seconda serie utilizza tutto il tormento interiore  per conferirlo al suo personaggio o il dualismo di Mary Eunice, con una splendida performance di Lily Rabe, che finalmente riesce a mettersi sotto le luci della riflettori. Ora veniamo alla nota dolente di una delle stagioni migliori della serie: purtroppo i due dottori, Arden e Thredson, interpretati da Joseph Fiennes (del tutto inespressivo) e da Dylan McDermott (che come abbiamo già visto nella stagione precedente non riusciamo ad apprezzare) i quali, più che a controbilanciare lo standard qualitativo innalzato dai sopracitati attori, tendono a risultare a tratti fastidiosi. Menzione d’onore va fatta alle musiche, che ritrovo adatte alle varie situazioni e per nulla invasive e la ben riuscita regia che fa risplendere le lugubri e insane ambientazioni. Posso ampiamente affermare che rispetto alla prima stagione vi sia stato un salto di qualità non indifferente, dovuto soprattuto alla scelta coerente e mirata di utilizzare un filo logico dietro agli eventi. Con questo non voglio certamente affermare che la stagione precedente non abbia una trama consistente, ma la scelta di ambientare una serie horror in un manicomio fa sempre effetto. Ultimo ma non meno importante è bene citare il brano Dominique, fastidioso e irriverente al punto giusto che ci accompagnerà dall’inizio fino agli ultimi momenti finali.

lily-rabe-american-horror-story-fx

Traendo le somme possiamo dire che, seppur con qualche difetto, questa stagione non mancherà di ri-conquistare coloro che si sono lasciati catturare dalle malsane vicende di American Horror Story, e che sicuramente non faticherà, visto anche il suo essere auto conclusiva, di accattivare nuovi adepti da rinchiudere nelle tormentate vicende di Briarcliff.

Coven

Siamo giunti alla terza stagione. Quale tema migliore se non incentrare la storia su delle streghe? New Orleans… la nuova location di American Horror Story, è una villa situata nella Louisiana contemporanea. Come abbiamo già imparato dalle due stagioni precedenti, anche qui sono presenti svariati salti temporali e flashback che giungono fino all’epoca dei processi alle streghe di Salem provando anche ad offrire una verità storica alternativa. Come nelle edizioni passate, l’intreccio narrativo si prende delle ampie libertà di variazione che non di rado conducono alla messa in scena dell’assurdo: sotto questo punto di vista gli autori, sono rimasti fedeli a sé stessi. Dopo i fantasmi della prima serie (Murder House) e i pazzi della seconda (Asylum) si giunge all’ “Accademia per ragazze con poteri speciali“, un collegio per giovani future streghe dove non solo i loro poteri magici vengono rafforzati ed esercitati, ma si va alla ricerca della nuova Suprema che dovrebbe portare nuove energie ad una congrega ridotta in fase di indebolimento da forze esterne. Jessica Lange – che vi ricordo aver ricevuto anche per questa stagione la nomination al Golden Globe – interpreta Fiona, la dominante Suprema ancora in carica. Purtroppo si sente tradita e minacciata dalle sue stesse allieve, oltre che a soffrire di cancro. L’atteggiamento verso sua figlia Cordelia (interpretata da Sarah Paulson, che come abbiamo tutti notato ha esagerato col Botox) è caratterizzato da invidia e gelosia e il conflitto con la strega immortale voodoo Marie Laveau (un ritorno in grande stile per Angela Bassett) è giunto al capolinea. Anche con il concilio delle Streghe guidato da Myrtle Snow (una grande Frances Conroy), Fiona è sul piede di guerra, visto che lei non perde occasione per ostacolare nella sua successione, alla quale non è candidata solo sua figlia, ma anche un tutto il gruppo di nuove allieve del collegio: Madison (Emma Roberts) e Zoe (Taissa Farmiga) sarebbero perfette future Supreme così come Queenie (Gabourey Sidibe) e Nan (Jamie Brewer).

4c61abb90260a9abfef34a4d356c6f5b

Così inizia una serie di conflitti di infimo livello, con intrighi e manipolazioni che ancor più delle stagioni precedenti creano atmosfere quasi da telenovelas e non decisamente horror, con effetti il più delle volte divertenti, se non addirittura ridicoli. Credevate di aver visto abbastanza dell’ambito horror? E invece no! Ecco che compaiono zombie, improvvisamente usciti dalle loro tombe la notte di Halloween: ecco che entrano in scena le anime morte, una su tutte quella appartenuta all’Uomo con l’Accetta (Danny Huston), che non solo è in grado di vagare tra passato e presente, ma sarà colui che cambierà il destino di Fiona. A lui si aggiungono uno schiavo (Ameer Baraka) con la testa da toro, una strega hippie (la meravigliosa Lily Rabe) in grado di resuscitare i defunti e una specie di Frankenstein (Evan Peters). Il tutto è condito da magia nera, profezie maledette e visioni drammatiche: il make-up è davvero ben fatto, per essere una serie Tv. L’unica cosa che manca? Le streghe che volano sulla scopa ovviamente, la parte più fedele alla leggenda – pure no – viene omessa. Tornando alla ricerca della nuova Suprema, le prescelte dovranno esibirsi nelle Sette Meraviglie. Qui compaiono diverse analogie tra la caccia alle streghe e lo schiavismo: di questo filone della trama è protagonista l’immensa Kathy Bates, bel ruolo di una strega immortale razzista attiva nella metà dell’Ottocento. Il tema centrale credo si sia capito: è quello della donna/strega, a cui ciascuno potrà dare il significato che preferisce. Potrebbe trattarsi della donna visionaria, cattiva, puttana, innamorata o vendicativa, ma una cosa è certa: gli uomini avranno sempre la peggio. Difatti il futuro è femmina.

Freak Show

Eccoci qui, arrivati alla stagione che ho amato più di tutte: la quarta! American Horror Story: Freak Show non semplicemente circo e freaks, ma qualcosa di più, riuscendo a farci dimenticare la pacatezza di Coven. Ambientata nel 1950 in Florida, racconta le vicende di Elsa Mars (Jessica Lange), ex patriota tedesca, che con molta fatica cerca di portare avanti uno degli ultimi Freak Show, mentre un misterioso serial killer disturba la tranquilla cittadina di Jupiter.

american-horror-story-753x1024

Come si può notare la stagione potrebbe essere divisa in due parti, che differiscono sostanzialmente per la trama – anche se da un certo punto in poi queste verranno ad intrecciarsi – dove la prima parte vede in azione lo spietato clown Twisty (John Carroll Lynch), che nei dintorni della cittadina di Jupiter, uccide vittime senza un’apparente ragione. La freddezza con la quale il killer compie questi efferati omicidi attira la curiosità del giovane Dandy Mott (Finn Wittrock), ragazzo viziato ed ingrato, che annoiato dalla lussureggiante vita, inizia un percorso che lo porterà verso una strada sanguinolenta nel momento in cui non solo incontra Twisty, ma viene rifiutato dal circo di Elsa Mars in quanto troppo normale. E’ lui il protagonista di questa seconda parte di stagione, dove andrà ad incontrare Maggie (Emma Roberts) e Stanley (Denis O’Hare) entrati nelle grazie della padrona del Freak Show con un secondo del tutto deplorevole.

American-Horror-Story-Freak-Show-Song-Videos

Va detto che oltre a questa prima trama lineare, ve ne è una seconda, più orizzontale, composta appunto dall’entrata nel circo di Maggie e Stanley, dove il filo si dirama dai segreti dei personaggi del Freaks a partire dall’emblematica Elsa Mars. La donna è fuggita dalla Germania Nazista, ha cominciato a reclutare personaggi strani da esibire negli spettacoli del suo circo: come una mamma se ne prende cura, ma allo stesso tempo non lascia svanire l’indole da Prima Donna che da sempre l’accompagna, divenendo la punta di Diamante delle esibizioni. Da qui parte una forte invidia verso l’improvviso successo delle sorelle siamesi Bette e Dot (Sarah Paulson) verso non solo il pubblico pagante, ma anche gli altri membri del cast. Qui si è notata la notevole bravura dell’attrice, chiamata ad uno sforzo non da pochi: interpretare due personalità diverse e contrastanti nello stesso corpo.

Il cast è a dir poco stellare, dove troviamo fin dai primi istanti molti volti già conosciuti come Evan Peters che interpreta Jimmy Darling, un ragazzo con una malformazione alle mani quindi chiamato in modo vezzeggiativo Ragazzo Aragosta; la meravigliosa Kathy Bates, la donna barbuta, madre di Jimmy; l’immancabile Angela Bassett come l’ermafrodita Desiree dai tre seni e Michael Chiklis come l’Uomo più forte del Mondo, Dell Toledo, partner di Desiree e padre di Jimmy.

-353_hires1.0.0

Inoltre sono stati ingaggiati diversi attori appositamente, poiché realmente affetti da malformazioni congenite, hanno reso Freak Show molto, ma molto più realistico di quello che sembra. Tra questi troviamo Rose Siggins come Legless Suzi, la donna senza gambe; la dolcissima Jyoti Amge, la ragazza più piccola del Mondo, è Ma Petite, la tenerissima assistente di Elsa; Erika Ervin la modella più alta del Mondo, nonchè rappresentante dell’universo trasgender è Amazon Eve; Ben Woolf, recentemente scomparso, affetto da nanismo pituitario è Meep; infine Mat Fraser nato con sviluppo parziale degli arti superiori è il Seal Boy.

Molta è la carne al fuoco messa in gioco: trame intrecciate ed interconnesse come sopradetto, citazioni al mondo della Musica con spettacoli musicali da parte di Jessica Lange, Sarah Paulson ed Evan Peters: indimenticabile è la performance di Life on Mars di David Bowie cantata dalla Lange durante la stagione.

Interessante è il legame indissolubile che lega questa stagione ad Asylum, con la presenza del personaggio di Naomi Grossman, la microcefalo Pepper, che si unisce a Sister Mary Eunice, con un cameo di Lily Rabe, nel manicomio di Briarcliffe.

Freak Show, riesce, nell’intrattenimento, anche a comunicarci quanto siano contrapposti i due mondi posti in gioco: i freak disprezzati dai non freak per l’aspetto fisico suggestionabile e tanto incomprensibile, in netta contrapposizione con la perfezione esterna dell’essere umano totalmente privo di moralità. E’ qui che sorge spontanea una domanda importantissima: chi sono i veri mostri allora?

Bene siamo giunti alla conclusione di questa prima parte, ma non disperate, prima di quanto immaginiate arriverà la recensione dalla 5ª all’8ª stagione, ma non voglio farvi spoiler!

Come sempre un caro saluto a tutti, Shadow!