Sono confusa: è in questo modo che descriverei la sensazione che mi ha lasciato l’episodio pilot della serie televisiva statunitense prodotta da National Geographic.

La serie ha debuttato il 14 novembre 2016 sui loro canali e su FX. Prima del suo rilancio televisivo, è stata lanciata in formato streaming il 1° novembre 2016. In Italia, è andata in onda su Sky National Geographic un giorno prima della messa in streaming e inseguito è stata comprata da Netflix.

È basata un libro del 2015 intitolato How We’ll live on Mars di Stephen Petranek.

-Trama

Metà serial, metà documentary.

La serie fonde reali interviste con la storia immaginaria di un gruppo di astronauti che atterrano sul pianeta rosso.
La narrazione è costruita – con un montaggio alternato – tra gli anni 2016, 2033 e 2037, alternati, utilizzando le interviste del 2016 per spiegare gli eventi che accadono nel “presente”, ossia negli anni e 2037.

-Scenografia e sceneggiatura

Per essere credibile è stata girata a Budapest e in Marocco.
Un libro correlato alla serie, intitolato Mars: Our Future on the Red Planet, è stato pubblicato nell’ottobre 2016 e approfondisce la scienza dietro lo show. Un episodio prequel – Before Mars –è stato rilasciato insieme alla serie. Il 13 gennaio 2017, National Geographicha annunciato che la serie è stata rinnovata per la seconda stagione. La produzione di Ron Howarde le tante interviste con esperti e appassionati – come l’amministratore della NASA Charles Bolden, Elon Musk, Peter Diamandis della X-Prize Foundation, Neil deGrasse Tysone Andy Weir, l’autore di The Martian. Questa struttura a montaggio alternato che passa da narrazione televisiva a documentario crea una sceneggiatura piena di falle e priva di ritmo. Scienza e fantascienza diventano madre e figlia, legandosi a tal punto da non essere più separabili. Sebbene il progetto sia geniale, non funziona. Nemmeno per chi adora il genere sci-fivale completamente la pena.
I personaggi sono ben scritti e ben interpretati e le dinamiche umane e psicologiche sono molto realistiche – come la desolazione di Marte e la difficoltà nel colonizzare un pianeta che non ci appartiene – ma manca un buon equilibrio tra la parte documentaristica e la parte di fiction.

 

-Conclusione

Mars nasce dall’esigenza di creare una soluzione per il domani, in quanto oggi è ormai irrecuperabile:questo il mondo che ci prospetta questa serie tv.
Per quanto National Geographic sia orgogliosa del prodotto realizzato, da appassionata di fantascienza, spazio e tutto quello che concerne questo genere, mi sento di dirvi che non funziona. L’elemento a favore della casa di produzione è che decide di non scegliere o premiare le due modalità narrative e questa è un’ottima scelta, sebbene continui a non funzionare completamente.

 

Sono curiosa di sentire il vostro parere con un commento,

 

-Poison El

 

Poison El

[Proofreader e Editor. Digital Content Creator. Blogger. Artist. Traveller. Aspirant Writer.]

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