Avventura e conquista, sete di ricchezza e volontà di liberazione, supremazia e conversione. Sono questi gli aspetti, contraddittori ma compresenti, che hanno caratterizzato la conquista dell’impero azteco di Montezuma da parte di Hernan Cortés e dei suoi uomini. Aspetti ben rappresentati nella trilogia Cortés. La conquista del Messico di Luigi Lunari, riedita da GM Libri.

Nel primo volume, L’oro, la gloria e il sangue, conosciamo più da vicino Cortés, il leggendario capitano spagnolo, in Copertina Cortéstutte le sue caratteristiche. Giovane, intraprendente e deciso, parte per il Nuovo Mondo a soli vent’anni, partecipando alla conquista di Cuba. Ma quest’avventura non basta a soddisfare la sua ambizione. Riesce a ottenere il comando di una spedizione nello Yucatan, territorio delle popolazioni Maya. Dovrebbe essere solo a carattere esplorativo e di conversione, ma in quell’occasione Cortés scopre l’esistenza di un impero molto più grande e ancora più ricco. Ha così inizio qualcosa di mai tentato prima, la conquista dell’impero del Messico, dominio di un sovrano-dio, l’azteco Montezuma.

Cortés è un capitano astuto, abile persuasore, che sa volgere ogni situazione a suo vantaggio. È solidale e comprensivo verso i bisogni dei soldati, che lo seguono fedelmente e che riesce a trascinare dalla sua parte anche nelle situazioni più difficili. Proprio queste qualità gli consentono di riuscire nella storica impresa di conquistare il potente impero azteco con solo un manipolo di uomini.

Ma il romanzo di Lunari mette in luce anche l’aspetto più umano del condottiero, il suo rapporto con Marina, la giovane amante e interprete azteca, e i dubbi che spesso lo assalgono. Infatti per quanto convinto della protezione di Dio sulla missione, Cortés spesso si interroga su cosa avverrà una volta entrato nella città di Montezuma. Così come si interroga sulla legittimità di estirpare le tradizioni locali per portare la vera fede cattolica. Partito con le idee di supremazia dell’uomo bianco di fronte all’indigeno “primitivo”, si rende conto che non tutto è così semplice. Una volta immerso un quel mondo completamente nuovo, diverso, allo stesso tempo intrigante e spaventoso, le logiche che valevano nella vecchia Spagna sembrano rivelarsi inadeguate.

Romanzo storico ben documentato, Cortés racconta in modo avvincente la conquista del Messico. Rivela come la brama di potere e ricchezza riesca ad accomunare anche due capi così doversi come Montezuma e Cortés. La narrazione scorrevole immerge il lettore nelle astuzie del condottiero e nelle meraviglie del Nuovo Mondo, mentre la prospettiva dall’alto mostra in modo imparziale il punto di vista di entrambe le fazioni, senza celare gli orrori commessi dagli spagnoli né i macabri rituali sacrificali antropofagi degli indios.

È una storia che fa scoprire nuovi dettagli su un evento storico conosciutissimo. Riesce però anche a fare riflettere su aspetti che non sempre emergono, e su quei pregiudizi nei confronti del diverso che ancora oggi, dal 1500, non sono stati sradicati:

Si ricordò di un dettaglio che lo aveva colpito da bambino, quando aveva sentito dire che Cristoforo Colombo, tornato dai suoi primissimi viaggi nel Nuovo Mondo, aveva riferito che quei selvaggi «non sapevano parlare»: semplicemente, ora se ne rendeva ben conto, perché parlavano una lingua a lui sconosciuta.

Che dire, aspettiamo con trepidazione i prossimi due volumi!

 

Luigi Lunari, Cortés. La conquista del Messico. L’oro, la gloria e il sangue, GM Libri, Milano 2019, pp. 376, 18€

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