Il ritorno di Michael Bay sulla piattaforma Netflix.

Un miliardario creduto morto in seguito a un incidente aereo ha messo in piedi un gruppo di sei persone per combattere il Male nel mondo. Nessuna regola, nessun limite.
Vuole che però nella squadra non vengano usati nomi, difatti utilizzano solo numeri e lui, ovviamente, è Uno.
Dalla sua ha voluto un pilota, un sicario, una spia, un dottore e un acrobata, ma la loro missione a Firenze contro trafficanti di armi mafiosi non va assolutamente come previsto. Dovranno così cercare un rimpiazzo per la squadra, un ex soldato scelto americano, cruciale per arrivare all’obiettivo: far crollare un regime dittatoriale mediorientale. 

 

-Commento 

Il film comincia subito in medias res e ci lancia direttamente nella missione a Firenze. Subito macchine, corpi sinuosi e esplosioni ci colpiscono e ci colpiranno per un numero folle di inquadrature (ben 7000 contro le 3000 di un film medio): tipico marchio di Michael Bay. Di caos, distruzione c’è tanto in 6 Underground, dove si corre in auto tra monumenti, assalti di torri, palazzi e si magnetizza un intero super-yacht, finendo per lasciarsi alle spalle gradi macerie. E Bay aggiunge sempre più caos per creare complicazioni ai sei protagonisti. Siamo in una situazione alla Fast & Furious, ma molto di più: alla scrittura si aggiunge una coppia di sceneggiatura di Deadpool è il gioco è fatto. Infatti, riprende la partenza nel bel mezzo di una folle scena d’azione e poi riavvolge qua e là il tempo ricomponendo la scena. Gli sceneggiatori però non svelano molto e capiamo quanto abbiano pensato in realtà a un franchise molto più lungo: il dittatore non è che il primo bersaglio della squadra, ma evitano anche di raccontare un granché delle donne del gruppo e lasciano molti segreti pure nel passato di Uno.  L’unica cosa davvero chiara sono i membri del team, che sono quasi “fantasmi”, ossia hanno assistito al proprio funerale e sono creduti morti dal resto del mondo e dai propri cari. Il titolo è un gioco di parole e significa “Sei che operano sotto traccia” o “Sei piedi sottoterra”, ossia la profondità a cui si seppelliscono i cadaveri. 

Nonostante la composizione a mosaico, il racconto è di disarmante linearità del tutto privo di colpi di scena, così come le scene d’azione non hanno una logica stringente né una coreografia. Non è altro che un’accozzaglia di immagini, come in uno spot pubblicitario accelerato o in un trailer – che, in questo caso, dura due ore. Questa velocità di montaggio rischia di rendere ottica la visione su piccolo schermo. Infatti Bay ha limitato i campi lunghi, ovviando primi piani e dettagli. Non mancano momenti di grandeur: su tutte le scene sopra la cupola del Duomo di Firenze. Le location sono davvero la parte più incredibile del film, da quelle reali come l’Abu Dhabi Louvre ad altre ricostruite per farle a pezzi.

Il problema di questa pellicola? Vorrebbe raccontare di antieroi disperati, ma non sfugge alla melensaggine familista di Fast&Furious. Adatto per passare due ore in compagnia di un film leggero, abbastanza godibile, ma molto non imperdibile.

Però ammettiamolo, è stato bello vedere Ryan Reynolds in un ruolo diverso da Deadpool

-Poison ξl

Poison El

[Proofreader e Editor. Digital Content Creator. Blogger. Artist. Traveller. Aspirant Writer.]

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