Mostri marini, terremoti e temi ecologisti: Underwater di William Eubank

Mostri marini, terremoti e temi ecologisti: Underwater di William Eubank

23 Gennaio, 2020 0 Di Poison El

Una base sottomarina costruita per trivellare il fondo dell’oceano per estrarne materie prime, un terremoto che distrugge tutto e creature nascoste nell’ombra pronte a divorare qualsiasi cosa.

In fondo all’oceano un gruppo di scienziati sopravvive all’esplosione di una base sperimentale di perforazione. Insieme provano a raggiungere una piattaforma dismessa fornita di capsule di salvataggio. A guidarli c’è Norah, il capitano, interpretato da Vincent Cassel. Chiuso ciascuno nella propria muta, il team deve avanzare verso la piattaforma, superando ostacoli, montacarichi incastrati e un’armata di mostri marini che infestano gli abissi.

Non giriamoci attorno: Underwater è uno slasher movie di serie B. Tra tutti i film che mescola ce ne fosse uno di cui azzecca i parametri. Un po’ horror, un po’ thriller, un po’ sentimentale, un po’ drammatico ecc. 

– Citazioni 

Impossibile ignorare i maestri da cui ha attinto EubankRidley Scott James Cameron. Le atmosfere horror vengono riprese da Alien The Abyss, ma anche un po’ da Life – Non Oltrepassare il limite. Quasi sempre un sequel di Life senza però aver capito nulla del film precedente. Almeno il film di Espinosa poteva vantare su un buon cast e una buona resa scenica.

-Tecnica 

Eubank continua per tutta la durata del film a narrare a colpi di jumpscare, senza veramente far spaventare o stupire lo spettatore.  Il tutto viene condito con temi contemporanei come: impatto ecologico (forse abbiamo scavato e preso troppo dal nostro pianeta?), nozioni di psicologia ed epiloghi femminista. In questo caso, con poco senso il finale.
L’errore del film è non prendersi il rischio di spiegarsi, di optare per qualcosa che potrebbe davvero stupire e conquistare lo spettatore, è scegliere di “combattere il mostro” e la paura con il sentimentalismo e la virilità.
Kristen Stewart si impone di essere un’eroina vigorosa e umana, dentro una muta o sempre in intimo – come la vediamo spesso –, con i suoi capelli ossigenati che fanno tanto Sigourney Weaver di Alien. Il suo personaggio non lotta per sopravvivere.

Il pregio maggiore del film sono la durata – solo un’ora e mezza – e l’andare dritto al punto, presentato in poche battute un team nell’oscurità che cerca di farci luce con dei faretti montati sulla muta.

Due anni di post produzione – essendo il film realizzato nel 2017 in realtà – a cui però ne sarebbero serviti molti di più. A nulla valgono i rimandi a un’epoca d’oro precedente del film fantascientifico se non siamo in grado di andare oltre e creare qualcosa di nuovo. Alien resterà per sempre un capo saldo del cinema sci-fi e nessuno mai potrà eguagliarlo.

-Poison ξl