Due blocchi di metallo si scontrano, cozzando tra loro in mezzo alle scintille, un possente pungo li trapassa e alla fine ecco saldarsi le tre letterine magiche H&D. Ecco cosa appariva al giocatore una volta fatto l’accesso a Hidden&Dangerous.

Ma cosa trattava questo gioco?
Procediamo con ordine. Correva l’anno 1999 e le grandi casi videoludiche non si erano ancora fatte un nome con le loro triple-A. Un periodo perfetto per chiunque per osare e tentare, fu così che una casa videoludica della Repubblica Ceca, la Illusion Softwork, lanciò il suo gioco che spopolò in breve tempo, vantando diverse traduzioni in giro per il mondo.
Descrivere H&D è facile: è la fusione tra il primo Call of Duty e Tom’Clancy Rainbow Six, un gestionale tattico misto allo sparatutto.


“Americani chi?”

Il gioco vede come protagonisti soldati inglesi membri del SAS, squadre d’assalto esperti in sabotaggi e azioni dietro le linee nemiche. Ci sono nove capitoli divisi in quattro o cinque mappe di gioco l’una. Le missioni sono molto disparate. Non si basano solo sull’eliminazione dei nemici, ma comprendono anche il sabotaggio, il furto di veicoli o piani nemici o il salvataggio dei prigionieri in almeno sette nazioni diverse dell’Europa. Non sempre con esito positivo.

Tanto per farci un’idea, il primo capitolo è ambientato in Italia. La prima missione consiste nel far saltare in aria un ponte sull’Adda: un normale sabotaggio. La seconda missione consisterà nel sabotare una fabbrica di carburante e di recuperare i prigionieri. Il sabotaggio andrà a buon fine, ma si scoprirà che i prigionieri sono stati trasferiti per poterli spedire in Germania. Così, il fallimento della seconda missione da l’imput a quella successiva: l’assalto alla stazione ferroviaria di Torino. Un attacco tempestivo, ma inutile visto che arriveremo proprio quanto il treno con i prigionieri lascerà la stazione. Questo ci porterà all’ultima missione. Grazie ai sabotaggi dei partigiani italiani il treno sarà bloccato, ma si rivelerà un osso duro. Si tratta di un treno blindato da combattimento, potente e agguerrito, ma non inespugnabile.

Pensare prima di agire

La cosa che rende H&D simile a Rainbow Six è la gestione dei soldati. Noi non impersoneremo un solo soldato, ma ben cinque, ognuno con caratteristiche diverse. Il giocatore può giocare un solo personaggio alla volta, ma gli altri possono reagire in presenza di nemici o eseguire determinati ordini dati dal personaggio usato dal giocatore.
Il gioco mostra il suo lato gestionale nei preparativi. Prima di ogni missione bisogna scegliere i soldati disponibili e le armi, che sono limitate.

Non vanno sprecate, infatti soldati e armi devono bastare per tutto il capitolo. È interessante il fatto che, come il già citato in precedenza Rainbow Six, i soldati che muoiono durante la missione restano morti nel corso di tutto il gioco. Bisogna quindi fare attenzione perché ognuno ha caratteristiche uniche (tranne Soldier Default, che compare quando si hanno perso troppe unità). Spetterà alle nostre scelte e alla nostra abilità per riuscire a portare i soldati fino alla fine del conflitto sani e salvi.
Alla fine, il gioco premia la tattica e la strategia e non azioni avventate alla Rambo. Difatti se i nemici riescono a dare l’allarme, il numero che accorrerà sarà talmente alto da causare un game over! O una strage di soldati, che come detto prima, sono molto preziosi per la loro unicità.

 

Belharza

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