Ci troviamo nell’Inghilterra del 1982, non siamo in un futuro, ma in un passato alternativo. La scienza ha già fatto passi enormi nel campo dell’AI.

Dal 3 aprile è presente su Amazon Tales from the Loop, la nuova serie ispirata alle illustrazioni di Simon Stålenhag, in Italia pubblicate con il titolo Loop con la casa editrice Mondadori.

Questo genere di racconto, affiancato per le atmosfere da Blade Runner, si definisce retrofuturista, cioè mette in scena in un passato alternativo le conseguenze di uno sviluppo storico o scientifico mai avvenuto. Per il resto, del tutto simile alla nostra. Mondi di questo tipo si chiamano “ucronie” e rappresentato terreno fertile per una letteratura fantastica. Racconti come Una svastica sul sole di Philip K. Dick e alla serie Amazon The Man in the High Castle che ne è stata tratta.

Loop

Loop

Tales from the Loop è un racconto umanista, nel senso che indaga la condizione umana a patire da una quotidianità in cui le coordinate sono state alterate. È quasi inevitabile che accada, perché l’elemento del retrofuturismo, è la premessa del racconto.

Le storie di Tales from the Loop sono state prese arbitrariamente dallo showrunner Nathaniel Halpern (Legion) da una serie di illustrazioni in Loop. Il mondo immaginato da Stålenhag oltre che retrofuturista è decadente, cioè la tecnologia ha già avuto il tempo di diventare obsoleta. Non solo, ha già lasciato tracce di sé ammassi di metallo e cavi elettrici, rudici che spuntano dal panorama quasi fossero totem.

Questi “artefatti”, pezzi metallo, questi totem, si riattivano casualmente e introducono nelle storie dei protagonisti l’elemento magico che sconvolge la struttura temporale dell’esistenza. O li spedisce in ulteriori realtà parallele. O cambia la loro percezione del mondo. Questa scoperta è sempre un “torna indietro”. I protagonisti devono affrontare la solitudine e il lutto.

L’atmosfera è intrisa di inquietudine e nostalgia. Qualsiasi tecnologia l’uomo sviluppi, comprese quelle che non svilupperà mai, si ritroverà sempre separato dalla tecnologia che ha creato perché è mortale.

Lo dice bene il secondo androide nell’ultimo episodio:

«La natura è cambiamento, e io non ne faccio parte.»

La tecnologia resta, magari come rudere, magari come intelligenza artificiale su un’isola deserta, magari come mistero da esplorare attraverso la matematica. Noi no.
Caratterizzata da ritmi contemplativi, lunghi silenzi e improvvisi esplosioni emotive, Tales from the Loop affronta un linguaggio popolare, nonostante i ritmi lenti. Sul piccolo schermo vengono così portate in scena questioni filosofiche senza tempo.

Tales from the Loop

Commento

Tales from the Loop si conferma uno dei prodotti più originali – non adatto a tutti – e meritevoli di tutto l’inizio del 2020. Una serie tv che racconta qualcosa senza precedenti. Una menzione particolare va a Jonathan Pryce che sceglie sempre con cura i suoi personaggi e li infonde di un qualcosa di speciale che solo pochi sanno dare.

Tales from the Loop

L’episodio migliore è il 7, in cui si arriva al cuore del Loop, ma l’ultima ha tanto da dare. I primi episodi sono lenti, noiosi e difficili, ma superato quello scoglio, si arriva alla vera essenza della trama: i rapporti umani e le loro difficoltà.
Il “come sarebbe se” potrebbe essere il vero protagonista di molti episodi, ma bisogna scoprirne il vero significato. 

Assolutamente di vedere.

-Poison ξl

Poison El

[Proofreader e Editor. Digital Content Creator. Blogger. Artist. Traveller. Aspirant Writer.]

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