Il muro di John Lanchester (Sellerio) è ambientato in una Gran Bretagna post apocalittica, in cui il Muro è l’unica cosa che divide la civiltà dagli Altri. Il Muro è una barriera artificiale lunga centinaia di chilometri, che cinge le coste dell’isola e la protegge. Gli Altri sono tutti coloro che sono rimasti fuori e hanno dovuto adattarsi al mondo inospitale lasciato dalle conseguenze del cambiamento climatico: oceani immensi e terre desolate e impervie, inadatte alla vita. La sola cosa che vogliono è la terraferma, anche se porta con sé una schiavitù a vita.

Tutti i giovani britannici devono servire sul Muro, diventare Difensori. E la vita si divide in “prima del Muro” e “dopo il Muro”. Quella che scende non è più la stessa persona che è salita due anni prima. Questo lo sa bene Kavanagh, anche prima di cominciare la guardia; ma nulla può davvero preparare a quello che lo aspetta: i turni di dodici ore, giorno e notte, scanditi dalla monotonia del mare e dalla paura strisciante e sommersa di un attacco degli Altri: sì, perché per ogni Altro che supera il Muro e scappa, un guardiano viene messo in mare. E anche se la vita dei Difensori sembra statica e immutabile, il pericolo è dietro l’angolo.

Il muro di John Lanchester è una distopia attuale e profetica, che analizza con occhio scientifico le conseguenze di un cambiamento climatico che sembra inarrestabile. L’autore si inserisce con successo in un filone distopico che denuncia le problematiche ecologiche e sociali della contemporaneità. Un avvertimento che, forse, è il momento di prendere seriamente.

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