Serie Animate

Avatar: l’ultimo dominatore dell’aria rimarrà sempre attuale, qualsiasi sia il decennio in cui lo guardiamo.

Avatar: l’ultimo dominatore dell’aria (Avatar: the last airbender) è lo show Nickelodeon più amato dell’ultimo decennio. Il suo season finale rimane tutt’ora il più guardato sulla rete con oltre 5.6 milioni di visualizzazioni. Va in onda la prima volta il 24 dicembre 2008 in Italia e finisce l’8 agosto 2010, con 61 episodi e tre stagioni, chiamate “libri”. La serie è stata sceneggiata e prodotta da Michael Dante DiMartino Bryan Konietzko, la trovate su Netflix ed è un fantasy. 

Avatar: l'ultimo dominatore dell'aria
Copertina del libro “The art of the animated series” che riguarda Avatar.

Avatar: la forza dei bambini 

Nonostante i dieci anni passati dalla fine di questo show, è ancora oggi guardato non solo come pietra miliare dell’animazione odierna, ma anche come inno all’inclusione. Avatar prende tutta una serie di caratteristiche che nella realtà appartengono ai bambini esclusi ed emarginati, e le rende proprie dei protagonisti. È uno show in cui i difetti e le stranezze sono la forza primaria di chi combatte contro il male – ed è un tema importante più che mai ancora al giorno d’oggi.

Avatar: l’ultimo dominatore dell’aria racconta le vicende di un ragazzino di 12 anni, Aang, che è l’Avatar. L’Avatar è l’unica figura in grado di manipolare tutti e quattro gli elementi: acqua, aria, fuoco, terra. Inoltre, ha il compito di mantenere l’equilibrio sia fra gli abitanti del pianeta in cui vive, sia di essere il ponte fra il mondo degli esseri umani e quello degli spiriti. Vediamo quindi come Aang e il suo gruppo di amici (KataraSokkaToph e in seguito Zuko) riescano a placare la guerra che invade il pianeta da oltre un secolo attraverso molteplici avventure. 

Le origini del pianeta e dei combattimenti 

Il territorio del pianeta è diviso in quattro: la Tribù dell’Acqua, il Regno della Terra, la Nazione del Fuoco e i Nomadi dell’Aria. Il mondo di Avatar: l’ultimo dominatore dell’aria è basato sulle nostre civiltà orientali – principalmente la Cina, ma non solo. Per esempio, nei primi concepts la Nazione del Fuoco aveva design molto ispirati al Giappone. Andando avanti con lo sviluppo, i creatori si capirono che nella mente di un bambino poteva solidificarsi l’idea che chiunque indossasse quel vestiario fosse cattivo. Avrebbero mandato un messaggio sbagliato riguardo un’intera nazione, in questo caso reale, ed era un problema. Quindi ricrearono da capo lo stile di vestiario.  

Mappa del mondo. In alto a sx: azzurro per le terre della Tribù dell’Acqua. In basso a sx: Nazione del Fuoco in rosso. In alto a dx: marrone per il Regno della Terra. In basso a dx: bianco per i Nomadi dell’Aria.

Anche il dominio degli elementi deriva da un’arte marziale specifica: Katara, della Tribù dell’Acqua del sud, è ispirata agli Inuit e ai Sireniki, e le mosse del dominio dell’acqua fanno riferimento al Tai Chi. Infatti la sua tecnica principale di combattimento è tenere un sacchetto con dell’acqua all’interno, a cui lei dà poi la forma che preferisce. Una frusta, degli aghi di ghiaccio o una bolla per curare i feriti. Al contrario, Zuko utilizza, specie nella prima stagione, uno stile molto aggressivo e che viene espresso solo tramite la rabbia (Northern Shaolin, kung fu); ancora, Aang si muove leggiadro sui piedi e tende a schivare e proteggere piuttosto che attaccare (Ba Guan Zhang). Toph ha un suo stile personale, ma in generale il dominio della terra è ispirato al Hung Gar. 

Il character development in Avatar 

Dopo il successo della prima stagione, lo show fu rinnovato per altre due. Questo ha dato la possibilità agli sceneggiatori di delineare con precisione l’arco narrativo non solo della storia principale, ma anche di tutti coloro che ne fanno parte. Chi guarda la serie riesce a impersonarsi nei personaggi grazie all’autenticità delle loro emozioni. Questo è chiaro con Zuko: chi di noi non ha mai cercato l’approvazione dei propri genitori? O come Toph, che è sempre stata vista come troppo fragile a causa della sua cecità e che è stata cresciuta dentro una teca di vetro di giorno, per poi scappare a combattere durante la notte. Tutti ci siamo sentiti non compresi come lei in qualche momento della vita. E tutti abbiamo voluto dimostrare che quel qualcuno si sbagliava sul nostro conto – specie se la critica arrivava da un genitore.  

“Sentivamo che la diversità, in generale, fosse una forza, un qualcosa di affascinante e d’ispirazione.” dice Aaron Ehasz, scrittore dello show. “Era sottile. Volevamo vedere personaggi veri, non tutti rosa e fiori, che fossero vulnerabili in maniera differente fra di loro, e che avessero un’enorme forza, ma che abbracciassero entrambe le caratteristiche. Non eravamo consci, è semplicemente un valore che avevamo tutti in comune nel team, e che è venuto fuori man mano che la storia si evolveva.” 

Chi sono i cattivi? 

Alla fine di Avatar, gli unici personaggi che rimangono cattivi sono coloro che non mostrano empatia e inclusione verso il prossimo. Azula, sorella di Zuko, è una sociopatica – e viene rinchiusa per questo. Sozin, il nonno, viene del tutto plagiato dal suo ego e comincia una guerra, tradendo il suo migliore amico, l’Avatar Roku. E infine Ozai, il padre di Zuko, che gli sfigura mezza faccia bruciandogli un occhio, per poi bandirlo dalla nazione. La cosa importante è che è compito dell’oppressore chiedere scusa e prendersi la responsabilità delle proprie azioni. È una lezione molto significativa da far imparare ai giovani: coloro che sono complici delle ingiustizie sono quelli che devono lavorare più duramente per terminarle. Le vittime hanno invece il compito di non passare il trauma e il senso di vendetta alla generazione successiva, altrimenti il cerchio non si chiuderà mai. 

Stereotipi di genere? Nemmeno uno in Avatar 

Katara contro il maestro dell’acqua al polo nord.

Avatar è importante anche per come dipinge i generi: Katara inizia come l’unica persona ad aver ereditato il dominio dell’acqua nella sua tribù, a dominatrice provetta. Smette di avere paura e si rende conto di poter fare grandi cose un passetto alla volta. Come nella puntata in cui sfida un maestro dell’acqua che si rifiuta di insegnarle a combattere perché femmina, e in quanto tale dovrebbe imparare solo come curare. Toph è già un personaggio molto forte di per sé, fiera e sarcastica, che non ha timore di dire e dimostrare quanto vale. Le guerriere Kiyoshi, di cui fa parte Suki, fanno capire a Sokka che le ragazze sanno scendere sui campi di battaglia e sanno vincere. E infine, Mai Ty Lee che si staccano da Azula, dimostrando grande coraggio. Azula stessa è incredibile, ma ci andrebbe un articolo a parte per parlare di lei. 

La Gaang al completo.

I ragazzi, dall’altra parte, sono liberi dalla classica mascolinità tossica: Aang è un bambino minuto e vegetariano, che non è in grado di fare del male a una mosca e combatte solo se messo alle strette. Sokka impara il valore vero della parola “guerriero” e capisce come ogni persona non debba essere sottovalutata. Zuko comprende che la rabbia e il dolore non portano da nessuna parte, e che è giusto allontanare le persone pericolose dalla propria vita – ma anche per lui ci andrebbe un articolo a sé. 

Vale la pena guardare Avatar? 

In conclusione, possiamo confermare che Avatar: l’ultimo dominatore dell’aria sia effettivamente la realizzazione totale di un ottimo prodotto per bambini e adulti allo stesso tempo, che non invecchierà mai. Riesce a trattare tempi pesanti come il genocidio e la dittatura senza renderli stupidi né troppo crudi. I bambini cresciuti insieme a questa serie animata sanno dare più valore a un atto d’amore o di gentilezza rispetto che al proprio torna conto. Vi ho fatto venire la nostalgia? Fate allora un salto su Netflix e ricominciate l’ennesimo rewatch, che non fa mai male!
Al prossimo articolo sulle serie animate. 

– Rainbow Umi 

rainbowumi

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