Come può il lavoro identificare il valore di un individuo?
Su questa domanda ruota la storia de “La città tenace” di Alessandro Massasso.

Scheda
Titolo: La città tenace
Autore: Alessandro Massasso
Genere: Distopico, fantascientifico
Pagine: circa 60
Prima pubblicazione: 5 ottobre 2021

 

Trama

La storia ruota intorno a due personaggi, Kitmell e Gail che ricoprono due posizioni diverse e opposte nella stessa città.
Kitmell è un nuovo arrivato, pieno di speranze e voglia di dimostrare il suo potenziale.
Molto diverso è Gail, una persona che ha una carriera invidiabile e che farebbe di tutto per non perdere ciò che ha faticosamente ottenuto.
Antagonista delle vite di queste due persone è la città in cui abitano e il suo sistema produttivo.
La città, o meglio, l’agenzia che la gestisce è un mostro che metterà i due sotto pressione affinché possano essere il più produttivi possibili.

 

Pareri

Il racconto presenta un finale aperto, che potrebbe ricordare da un certo punto di vista Dino Buzzati, ma anche ipotizzare una continuazione.
L’opera è decisamente una critica sociale verso il mondo del lavoro e del capitalismo in perenne crescita.
Chi abita nella città deve dare ed essere produttivo più di quanto abbia fatto il giorno precedente, un metodo efficiente, ma che consuma i propri abitanti una volta che essi raggiungano i propri limiti.
Il racconto ha delle atmosfere alla 1984 di George Orwell anche se ritengo che il paragone più azzeccato sia il romanzo Momo di Micheal Ende.

Proprio come i Signori Grigi del romanzo tedesco la popolazione si ritrova ad ottimizzare il proprio tempo per poter aumentare il valore del proprio Coefficiente, un punteggio che si aggiorna quotidianamente e mostra quando una persona sia produttiva.
Ossessionati dal dovere di rendere sempre di più la gente inizia a includere il lavoro in ogni situazione, eliminando ogni forma di svago, eccetto lo sport che fornisce comunque alcuni punti al proprio Coefficiente.
Ho trovato interessante l’utilizzo del Coefficiente come titolo per i capitoli, che permetteva di intuire di quale personaggio si stesse parlando.

Una scena che ho trovato simbolica per come è strutturato questo mondo è la cena tra due personaggi.
Claig invita a cena sua moglie nel suo ristorante preferito, i due si incontrano al bar, prendono dei drink e poi…vanno in due tavoli diversi!
Entrambi avevano delle cene di lavori con dei colleghi in quel locale.
Letteralmente non c’è più il tempo per le faccende personali!
Anche una situazione così intima come una cena con la persona che hai sposato va sacrificata per un’occasione più produttiva, come appunto una cena di lavoro con i colleghi.

Una nota negativa nel racconto c’è ed è la mancanza di descrizioni.
I personaggi principali non vengono mai descritti esteticamente, a differenza di alcuni colleghi di Kitmell e di Calix, la moglie di Claig.
Inoltre ci sono alcuni spunti culturali che sono stati accennati, ma mai approfonditi.
Per il resto è un racconto che dovrebbe far riflettere su come si dovrebbe gestire la propria vita o carriera e che forse accontentarsi di “quello che si può avere” potrebbe essere meglio di “quello che si vuole avere”.

 

-Belharza

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