Londra, 1903. Veniamo accolti dalle parole del dottor Watson in quella che potrebbe essere l’ultima avventura di Sherlock Holmes. Già nelle primissime pagine del romanzo assistiamo, infatti, alla confessione dell’investigatore che ammette di non sopportare la fama raggiunta grazie ai racconti pubblicati dal suo fedele amico e di volersi ritirare finalmente a vita privata. Da qui l’inaspettata richiesta che il dottor Watson si troverà costretto ad assecondare: inscenare la seconda (e per il pubblico definitiva) morte di Sherlock Holmes.

C'È UN CADAVERE AL 221B

Caso risolto, ecco a chi appartiene il cadavere al 221B, potrebbe pensare qualcuno; ma la faccenda non è così semplice, alle motivazioni personali di Holmes si mescolano gli affari e gli avvenimenti che coinvolgono un potenziale cliente che dovrà richiedere la consulenza investigativa disteso, senza vita, sul pavimento dello studio del 221B.

Ecco che Watson e Holmes, appena rientrati, si trovano a dover contemplare il cadavere di Lord Berlington che, pur rimanendo un mistero per l’ispettore Lestrade, sembra dialogare in modo tanto chiaro con Sherlock Holmes da portarlo a comprendere dopo un primo esame quale fosse l’arma del delitto che parrebbe essersi dissolta dopo l’omicidio.

Iniziano così le indagini di un delitto peculiare, che sembra ispirarsi ai racconti del dottor Watson. Questo fatto che susciterà nel nostro narratore ulteriori riflessioni sui problemi e i guai che la fama dovuta ai racconti da lui pubblicati hanno causato al suo compagno di avventure, il quale se si fosse trovato nel suo studio avrebbe potuto rischiare realmente la morte.

L’autore, Samuele Nava, riesce magistralmente a ricreare, in questo romanzo breve, le atmosfere dei gialli più amati di tutti i tempi, creando un intreccio apocrifo, ma credibile e verosimile nell’universo sherlockiano. La narrazione dosa con equilibrio i momenti più pacati e riflessivi: che portano i lettori a soffermarsi su temi attuali anche nel XXI secolo, come l’influenza della fama sulla vita di una persona, che in certi casi può sentirsi sopraffatta e soffocata dal proprio successo mediatico; e momenti di azione e tensione che non permettono di staccare gli occhi dalla pagina scritta per non perdersi nemmeno una parola di un duello appassionante o di un serrato percorso deduttivo.

Questo romanzo breve è una piccola perla che non può mancare ai veri appassionati dell’investigatore di Baker Street, aprendo uno spiraglio sulla sua vita “dopo” le vicende che siamo abituati a veder messi in scena. Ma non c’è da temere Watson, (o chi per lui), continuerà a pubblicare storie di eventi passati o inventati, perché nessuno è pronto ad abbandonare il piacere di leggere le avventure del grande Sherlock Holmes, e forse mai potrà esserlo.

“C’è un cadavere al 221B” di Samuele Nava, edito Delos Digital.

Gaia Puccinelli

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