Sapete qual è la domanda che angoscia la mia pigra esistenza? 

No, non è il fine ultimo della creatura uomo.

Quello vorrei restasse un mistero unico sprone per alzarmi dal divano e vedere dove mi porta la strada che ho, a mio malgrado, scelto. 

Le farfalle dell'Elba

La fine dell’estate all’isola d’Elba è sconvolta da due tragedie ravvicinate: due giovani donne, entrambe in vacanza, vengono uccise senza un motivo apparente. Sui corpi viene rinvenuto un simbolo, tracciato con modalità diverse, che toglie il sonno al commissario Lupi, capo della Polizia di Portoferraio, chiamato a indagare. 

Richard Newell, biologo marino che vive all’Elba da sei anni, è sospettato per il primo dei due omicidi. Ed è qui che entra in scena Marcello Tarantini, commissario di Polizia livornese trasferitosi in Sicilia, ma in vacanza all’Elba. Tornato nella sua città d’origine insieme alla figlia per passare le vacanze, conosce Serena Giusti, l’ex moglie di Newell, che gli chiede di dare una mano nelle indagini per scagionare il sospettato. 

Tarantini inizia a collaborare con il commissario Lupi ed è quando tutti gli indizi portano a scagionare Newell, che emerge un’ipotesi dai risvolti sconvolgenti…

Non è neanche il perché del dolore presente nel mondo, perché so e lo so nel profondo che la misericordia deve abbracciare la colonna del rigore, perché è dagli opposti che nasce il tutto.  

Quello che mi spaventa non è la riflessione dietro i grandi eventi della storia, che appaiono ai miei occhi, chiari insegnamenti atti a farci evolvere. 

O involvere a secondo del libero arbitrio. 

Quello che mi tiene spesso sveglia la notte e il perché dell’omicidio seriale. 

E questo non rientra certo nello schema Vichiano che uso per decodificare il mondo. 

In questo schema esistono corsi e ricorsi storici, che ci presentano, di volta in volta, nodi da sciogliere e apprendimenti da inserire per arrivare, un giorno si spera al terzo apprendimento Batesoniano, quello che instaura un vero cambiamento in grado di rifiutare tutti gli schemi conosciuti e proporne di nuovi. 

L’omicidio seriale, il serial killer, la violenza di un singolo non sono spiegabili. Almeno non del tutto. 

Ci hanno provato studiosi e i neo criminologi a inserire queste cesure in un contesto preciso, in una spiegazione razionale.

Ci ha provato Lombroso, Jung e persino Freud. 

Per non parlare di Vilfredo Pareto con la sua teoria dei residui presenti in ogni azione apparentemente logica. 

E cosi ombra, genetica, ambiente, predisposizione, cause esterne o interne hanno colorato la psicologia di teorie e di interpretazioni che cambiavano di volta in volta, a pari passo con il tempo che scorreva, con le ere e con l’ethos di ogni epoca. 

Ma, in fondo, nessuna ci convince del tutto. 

E forse nessuna è capace da sola a spiegare questo blackout che accade nella mente e si manifesta con un comportamento asociale, deviante e totalmente privo di empatie. 

Perché uccidere significa davvero scordarsi della nostra umanità. 

Significa per dirla alla Rowling spezzettare l’anima e diventare qualcosa di inumano e profondamente fragile.

 Perché è incomparabile il potere di un anima integra. 

Perché questa lunga riflessione?

Perché il nostro Mammoli, cosi come ha sempre fatto, va controcorrente e ci propone qualcosa di agghiacciante e forse lecito.

 Che il comportamento umano ha molto a che fare con le teorie scientifiche che usano la casualità come metro di indagine. 

Che forse quel tentativo di dare una direzione logicamente ferrea a qualcosa di insondabile come la mente è forse impossibile. 

Che a volte l’universo lancia i suoi dadi e si diverte a vederci affannati a decifrare il perché di quelle strane posizioni da essi assunte. 

Che a volte il caos è semplicemente se stesso, senza giustificazioni e senza motivi.

 Che magari la mente è simile a un buco nero, a un infinito senza fine e basta una casualità, una distrazione, un battito di ali di farfalla a decidere se causare un big bang o semplicemente un altro infinito vuoto cosmico. 

Le farfalle dell’Elba non sono altro che questo microscopico agitar d’ali. 

Può causare un uragano, come un vento lieve.

Può distruggere o rinfrescare. 

Dipende da quel giocatore impazzito, lassù assiso su un trono dorato che se la ride di noi. 

E cosi dietro il giallo che si tinge di noir e diventa banalmente terrificante (perché la banalità del male spaventa più di qualsiasi architettura complessa) ci gustiamo le complicate interconnessioni tra ragazze normali, omicidi senza pietà e un biologo marino leggermente disadattato. 

Con piacere e quel pizzico di inquietudine che si potrà ripresentare la notte, accanto ai sogni trasformandosi in pensiero costante.

E assieme al nostro ispettore Tarantini, unico nel suo genere, meravigliosamente umano e complicato il giusto, scopriremo che la verità che la giustizia porta avanti non è mai del tutto liberatoria. 

Anzi. 

Può scavarle le ferite e infettarle di nuovo. 

Solo cosi potremo diventare immuni al male.

-Alessandra Micheli

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