“È solo un manga, che sarà mai”: saranno queste le vostre parole dopo aver letto questo articolo. Ma fidatevi della sottoscritta, quelle 190 pagine vi fissano. A fine lettura sarete costretti a mettere sotto chiave quello stupido manga e cercherete per le settimane a venire di dimenticarvene completamente. Ma ogni tanto quel titolo vi ritornerà alla mente e non sarà affatto piacevole.

Il bambino di Dio é un manga composto da un solo volume, edito dalla Dynit Manga nel 2018. L’opera di Nishioka Kyodai vi torturerà per giorni interi.

Trama

La trama del manga non viene approfondita neppure nelle sinossi. Viene affermato che sia la storia di un giovane androgino e della sua vendetta. Ve la faccio breve, un bambino che è la rappresentazione del male assoluto nasce dall’ano di sua madre in mezzo a un mare di feci. Questo giovane composto al 100% solo di rabbia, odio e disgusto, passa l’infanzia a compiere omicidi e a soggiogare bambini costringendoli a orge, alla coprofagia e ovviamente all’omicidio.

il bambino di dio

 

Analisi

Consiglierei Il bambino di Dio a qualcuno? Avrei paura di farlo. È uno di quei pochi manga capaci di sconvolgere, disgustare e torturare il lettore. Fino all’ultima pagina di quest’opera proverete una sensazione persistente: schifo. Quello schifo che si prova verso qualcosa di disgustosamente malato. Tra la coprofagia, la sessualizzazione di bambini, l’infanticidio, l’omicidio e chi può più ne metta, é nella mia classifica delle opere più disturbanti di sempre insieme a Salò e Pink Flamingos. I disegni del resto, non aiutano affatto il lettore a riprendere un attimo fiato. Le illustrazioni sono così grottesche, da sembrare tratteggiate da un vero bambino. Le immagini sono qualcosa di terribilmente abominevole. Oscene? Sì. Blasfeme? Certo. Disgustose? Ci puoi scommettere. Cosa rende quest’opera meritevole di essere letta? Merita di essere letto perché uno sguardo al male, al vero male va sempre data. Perché se un manga del genere è stato creato, significa che il male esiste davvero. E io, sono sinceramente contenta di essermi sbarazzata di quest’opera.

-Nyav

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