Books,  Newton Compton

Felicia Kingsley ritorna con “Ti aspetto a Central Park”

Ay l’amor!
Ay l’amor!
Che faccenda strana miei lettori!

Nasce dove meno ce lo aspettiamo.
Sorpassa persino i nostri pregiudizi.
Abbatte gli schemi mentali.
Distrugge ogni certezza.
È per questo che per noi diventa il mezzo migliore per scoprire il nostro vero io,
dietro ogni orpello che la società di mette davanti.
Lavoro, convinzioni politiche, schemi di vita che diventano un copione rigido e
definito.
E quei cliché che tanto amiamo e che ci servono per rendere intellegibile un
mondo sempre più indefinito e sfuggente.
E cosi le storie senza tempo, il tanto famigerato romance che a molti sta sulle
scatole, diviene uno dei generi eterni quello che non tramonterà mai.
Io sono la prima che lo prende in giro miei lettori.
Perché per me l’amore è una cosa cosi semplice, scontata e quotidiana che non
mi serve vederlo scritto.
Anzi mi sembra quasi che perda sempre un po’ più di se stesso a ogni
descrizione.
Eppure non per tutti è cosi.

Felicia Kinsley

Per molti è una chimera, un sogno irraggiungibile o una faccenda troppo
complicata e ingarbugliata.
Altri presi da se stessi scordano il suo profumo.
Altri ancora lo barattano per una sottospecie di equilibrio, che permetta loro di
dare sollievo a tanti vizi e poche virtù.
Ecco che forse, il rosa serva per ricordarci di restare splendidamente umani.
E in una storia leggera, sbarazzina, fresca e divertente, piena di situazioni
tipiche della commedia rosa, qualcosa di improntante emerge.
Anche se approcciamo, a volte, al rosa solo come evasione.
Che l’amore unisce le diversità.
Sfonda muri.
Sorpassa pregiudizi.
Diventa il collante per tener unite le anime che si perdono nei vicoli bui del
qualunquismo.
Ecco che Felicia Kinsgley con Ti aspetto a Central Park ci regale forse qualcosa di più improntante che un oretta di
sollievo.
Ci regala la convinzione profonda che, l’amore, quello vero, puro, candido,
quello sano, quello che ci libera e ci rende splendidi salvi.
E restituisca a noi stessi quella parte bambina che serve, cosi disperatamente
oggi, per poter vivere.

E non più sopravvivere.

Alessandra Micheli

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