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Terrore e cinema: Hitchcock e Lynch -La Magia di Twin Peaks

Perché ancora amiamo questa vetusta serie?

È il momento più magico dell’anno.

Zucche e fruscii.

Rami rinsecchiti come dita nervose che stridono su un piano.

Carillon che suonano in un tetro silenzio.

Ombre e strani balli nella notte senza luna.

E quella strana, meravigliosa sensazione di sogno, come se qualcosa di incredibile stesse per accadere.

Fiato sospeso e sensi in allerta.

E la consapevolezza che i mondi si stanno abbracciando, con passo festoso e capace di echeggiare con un eco a rompere la monotonia.

Ecco che in questo strano giorno, in questo tempo sospeso tornano alla mente i ricordi di infanzia e suggestioni di un passato mai cosi presente.

Libri relegati in soffitta vengono di nuovo aperti.

Diffondendo una sorta di profumo antico e stagnante ma affatto disgustoso. E’ il profumo del mistero.

E l’afrore acre di un bosco che sorge spesso nei sogni.

Oscuro e al tempo stesso dotato di una luminescenza quasi folle.

E ghigni come lampi di luce nell’oscurità.

Ma non solo suggestioni di carta.

Oggi voglio parlarvi di una serie TV che racchiude a parer mio tutto il significato di Halloween.

Questa non è solo la festa in maschera dove sfrecciano mostri, vampiri e demoni.

Non è la notte dell’orrore e della paura.

È invece quel momento in cui i veli si sollevano, le dimensioni onirica e reale si fondono in un abbraccio mortale.

È la notte in cui morte e vita si sfidano a duello.

Era il 1990 quando Twin peaks faceva il suo esordio in TV.

Una serie a “basso costo” semplice e al tempo stesso feroce.

Lo ricordo come se fosse ieri, nonostante fossi un frugoletto dotato di una strana fantasia, a suo agio con il gotico e nel folle.

E quella strana sensazione provocata dalle immagini sfuggenti e mai logiche del genio di Lynch contribuirono a nutrire quella parte di me che sfuggiva al razionale e si immergeva nelle calde acque dell’istinto.

Della meraviglia bizzarra.

Forse non ero cosciente, del tutto della sua energia strana e della sua carica innovativa.

O forse non era certo quello a suggestionarmi a emozionarmi e a attrarmi in modo quasi irresistibile.

Era qualcosa che emergeva dalla TV, qualcosa che non ho mai più trovato nel cinema o nelle serie Tv.

Qualcosa che mi poteva regalare soltanto un libro, porta sul mondo numinoso.

Rapita.

Incantata.

Estasiata.

Sono passati anni oramai, ma nessun programma ha mai acceso quel fuoco, fuoco che camminava con noi cosi come camminava con la povera Laura.

Nessuno ha mai accesso quella frenesia di farsi domande, di attendere con il fiato in gola la nuova puntata, in attesa di chissà quali rivelazione.

Nessuno ha mai scatenato il bisogno, perché era un bisogno, di sedersi in poltrona, ipnotizzati da scene surreali è vero, ma lungi dall’assomigliare alla mercanzia che oggi ci vendono gli uomini della pioggia.

Non c’è la stessa magia.

Non è la stessa forza che grazie alla nostra si trasformava in una strana eggregora.

Twin peaks aveva uno strano contorno.

Era simile ai sogni lucidi che spesso ognuno di noi, non lo confesserà mai, stringe a se, nella tranquillità del suo entro segreto.

Surreale, inquietante, capace di respingere perché perturbante nei suoi significati e nella sua sete di verità, ma al tempo stesso di attrarre con la sua promessa di eternità.

Di rivelare il mistero del mistero.

Di irrorare un anima rinsecchita con qualche occulta energia.

Su di noi, noi suoi adepti aveva il fascino di una dualità respingente e accogliente allo stesso tempo.

Solo adesso, adesso che ho una sensibilità tecnica comprendo appieno il vero genio di Lynch, lui capace di creare il mito tramite una storia apparentemente semplice, banale e girata senza chissà quali mezzi e quali grandi scenografie e tecnologie.

Ne ero innamorata solo perché bambina e terreno incontaminato su cui lui, il genio sregolato, poteva far germogliare i suoi semi?

Forse.

Forse è il suo seme di follia a far crescere in me l’amore profondo per incubi che in realtà sono solo amici ritrovati, amici scomodi per una società imbalsamata e rinchiusa su se stessa.

Amore per le rivelazioni, per ciò che si agita sotto l’elegante tappeto.

Bisogno ossessivo di ascoltare le parole dietro l’apparenza anche se raccontano verità scabrose, senza etica.

Bisogno di giocare con le mani nervose nel fango, rimestarlo più e più volte in cerca di qualche strano dono.

Un fiore.

Una rosa, una ninfea che con grazia e forza sfidano la degradazione.

Bisogno di schegge di follia tramutate in arte.

Lynch è la divinità di chi non riesce proprio a sentirsi accolto e accettato in questo mondo ordinato e ossequioso alle regole, mai capace di infrangerle, che si accontenta di una trasgressione che non ha lontanamente il profumo del rifiuto.

Perché chi trasgredisce le regole, in realtà le ha accettate come tali.

Demiurgo di un mondo che rifiuta la dicotomia creatura e pleroma, se rende sfumati i confini tra realtà e mondo altro.

Re di un universo liberato dei cliché, quelli che ci dominano e comandano, persino li nel territorio libero del soprannaturale.

E cosi l’altrove torna a appartenere a noi, al nostro antro oscuro, depurato dall’immagine idilliaca che lo rende più simile al nostro e cosi meno perturbante e misterioso.

Dove il popolo dei faerie non è altro che immagine edulcorata di sogni che sono privati della parte più autentica.

Rassicuranti, logici e specchio della nostra prigione.

L’altrove non è cosi logico, gioioso e schematico.

Non rispetta le nostre regole sociali, ne la nostra morale.

È oscuro, è totalmente bizzarro, è il ribaltamento di ogni logica e di ogni ordine.

Tenebroso ma seducente.

E cosi Twin Peaks diviene il viaggio privilegiato in quella strana dimensione che non è altro che una caduta nella follai senza fine, nel disordine e nel caso rigenerante.

È il paese delle meraviglie senza filtri e maschere, privato della sua bonarietà e di quella stantia grazia, per tornare a danzare leggiadro nella sua raffinata tenebra.

Era questo che desideravi per noi David?

Conoscevi i varchi dimensionali e le tane tetre del Bianconiglio?

Il tuo talento scenografico non era altro che l’incanto oscuro per riportarci a casa?

Forse nessuno può dirlo.

Forse Twinn Peaks immagine del suo creatore è tutto e il contrario di tutto.

È ciò che ci serve, nel momento in cui abbiamo di fronte il nostro bivio.

Forse Twin Peaks non è altro che il richiamo a qualcosa che è iscritto nel nostro DNA, quella antica tradizione che canticchia ogni notte nei nostri sogni.

Quella che accanto alla soavità dell’eterno conservano uno strano ghigno che brilla nella notte come una falce di luna.

Forse Twin Peaks è il linguaggio primordiale che supera persino il codice conosciuto e accettato e racconta con la leggerezza del bardo la sua parte più oscura, fatta di vizi, di virtù di una tendenza verso il numinoso e una peculiare familiarità con l’abisso.

Il risultato di questa strana danza è proprio in quel film.

Forse la nostra Laura Palmer è l’umanità stressa Laura Palmer è forse l’umanità insidiata da ogni dannato arconte, inglobata in essa, divenendo una sorta di Sophia prigioniere di Bob/Abbadon.

E solo la consapevolezza derivata dalla visione lucida può liberarla.

Trovare chi ha ucciso Laura Palmer è trovare il bandolo della matassa capace di portarci fuori dal labirinto del mostruoso Minotauro.

Eppure..

Importante non è soltanto emergere da quel labirinto.

Ma sapere che esiste ed è abitato da qualcosa di cosi inconsueto e spaventoso.

Comprendere che in fondo il mondo in cui ci muoviamo non è solo materia ma è un luogo terribile, è la porta del cielo e la dimora di Dio.

-Alessandra Micheli

[Proofreader e Editor. Digital Content Creator. Blogger. Artist. Traveller. Aspirant Writer.]

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