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Grandi Classici: Il gioiello delle sette stelle di Bram Stoker

Per la giornata dei grandi classici, oggi ci occuperemo di The Jewel of the Seven Stars, in italiano Il gioiello delle sette stelle, di Bram Stoker.

Il gioiello delle sette stelle

Si tratta dell’opera più esoterica e occulta di Bram Stoker, autore di Dracula. L’autore tiene molto a questo tempo e lo scrive per diverso tempo, arrivando a modificare il finale solo a pochi giorni della propria vita, con uno smielato happy end.

Prende come mondo il coacervo culturale legato alle tumulazioni dell’antico Egitto, con particolare cura per i simbolismi, per l’attenzione dell’epoca ai rapporti con le costellazioni e i rituali esoterici funzionali a garantire la rinascita.

È un’opera complessa, dotata di molti profili di analisi. Inoltre, si inserisce in quel solco, in quel libro già rivisto in Robert Louis Stevenson, si pensi a The Strange Case of Dr.Jekyll & Mr.Hyde (1886), e poi ripreso dal più moderno Herbert G. Wells (altro adepto Golden Dawn), che vede nel darwinismo un male anziché un bene, così come il progresso sociale viene visto quale regresso rispetto all’antica saggezza in cui la magia era l’ars regia e l’astrologia una scienza.

Partendo dalla millenaria cultura egizia, Stoker muove un’aspra critica al progresso scientifico e soprattutto allo smarrimento culturale della società inglese, ormai uscente dal periodo vittoriano, e alla ricerca di una propria identità letterario-artistica. Non salva la religione, il monoteistmo legato al dogma della presenza di un unico Dio.

I protagonisti – praticamente gli unici personaggi – sono ricercatori di verità, sono critici e cercano di fungere da profeti di un mondo sommerso

Il gioiello delle sette stelle vs Dracula

Il romanzo Il gioiello delle sette stelle scorre meglio rispetto a Dracula, inizia in un modo brillante che in qualche modo ricorda Arthur Conan Doyle, di cui Stoker era grande amico nonché socio, tanto da aver firmato a quattro mani con lui alcuni volumi (si veda The Water’s Mou del 1895).

L’inizio sembra una quarta di scena che sembrerebbe quella di un giallo: un collezionista di reliquie dell’antico Egitto viene ritrovato dalla figlia riverso a terra in una pozza di sangue.

Il giallo però, a poco a poco, lascia campo a un fantastico in cui la magia, lo spiritismo e soprattutto la spiritualità e l’idea del corpo astrale andranno sempre più a prendere piede, con una mummia di un’antica regina (più verosimilmente una strega).

Il gioiello delle sette stelle è un testo particolare, complesso, che nella parte centrale diventa corposa, disseminato con flsahback intrisi di azione e morte.  Non manca il romanticismo, all’insegna dell’infatuazione amorosa da colpo di fulmine, che caratterizza tutti i romanzi dell’autore. Stoker pone sempre al centro dei suoi romanzi la componente sentimentale, con un protagonista, di solito un borghese, che si trova a muoversi in contesti nobiliari o comunque, come qua, legati all’alta finanza.

Dopo Dracula, è il miglior romanzo di Bram Stoker.

La penna del creatore del nostro vampiro preferito si riconosce, ancora una volta.

Dolcetto o scherzetto?

[Proofreader e Editor. Digital Content Creator. Blogger. Artist. Traveller. Aspirant Writer.]

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