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Lovecraft e la sua magia: Il ritorno dei Grandi Antichi

Eccoci qua miei amati mostriciattoli.

Siamo arrivati alla fine di questa settimana della meraviglia e del terrore, tra gli echi antichi di suggestioni raccontate da valenti autori del passato, che sono stati capaci di gettare un occhio nel futuro.

E prima di addentrarci nel regno misterioso e bizzarro di Howard dobbiamo comprendere, cosa ha significato davvero Lovecraft per noi.

Un autore che risulta moto moderno, incapace di ricoprirsi di ragnatele e della dannazione della dimenticanza.

Egli vive.

La sua cosmologia è ormai un fatto certo, un qualcosa che noi sentiamo scorrere davvero nel sangue e nel Dna e i suoi Grandi antichi non sono più le ombre strane, affascinanti e tenebrose dell’inconscio ma amici di lunga data.

Ed è questa raccolta, divisa in due parti che lo dimostra.

Ed è capace di introdurre quel genio mai davvero sepolto tra le ceneri del tempo Lui il solitario di Providence, che è stato capace di parlare davvero alla nostra anima più nascosta, all’inconscio e a quel bisogno di spaziare oltre la fallace nostra realtà.

E abbracciare viaggi interstellari, orrori quotidiani che ci facevano annusare il senso del sacro in ogni suo aspetto.

E il nostro De Turris dimostra la mia tesi proprio in questi racconti, che esplorano le due facce di Howie: lo sconcerto e la rassegnazione.

Sconcerto di trovarci di fronte a una realtà multidimensionale, affatto scontata. E’ lo straordinario e il mostruoso che irrompono nella vita di ogni giorno, quella banale, quella noiosa e che sfociano con il loro tremendo fetore in un abbraccio quasi mortale.

Mortale per il nostro io, attore consumato della farsa chiamata Reale.

Noi che in fondo diano fatti, secondo le sacre scritture di stelle.

E le stelle da troppo tempo sono state private di quel senso di immensità e di assurdo che le connotano…loro piccoli diamanti in quel cosmo grandioso, infinito e pieno di incognite.

Loro che forse grazie a un respiro hanno fecondato la terra.

Loro remote e piene di assurdi segreti.

E la ricerca dei grandi antichi inizia proprio cosi: stupore meraviglia nei primi racconti.

Per poi iniziare a avvolgere con le loro serpentine spire ogni anfratto del nostro mondo.

Quella sensazione che ci indica la diversità della percezione una volta che il tentacolo dell’abominio avrà toccato noi..ma anche quell’acuta nostalgia dietro il terrore.

Quello di chi viene invaso dall’ignoto.

Nella seconda patte il mistero alza il suo velo..non è più stupore ma consapevolezza.

Di una mancanza data dall’incapacità di sentirsi parti del cosmo.

Della solitudine di giorni sempre uguali, senza quel tocco di magia e perché no di paura.

Nostalgici anche quando i volti contorti, deformi escono dalle profondità di acque che sembrano richiamare la nostra mente.

Quell’immaginazione finalmente libera di danzare al suo ritmo, non più ingabbiata, incatenata ala raziocino.

Capace di creare e distruggere, capace di farci comprendere la piccolezza di quest’uomo cosi arrogante, cosi deciso a mostrarsi indifferente a quel richiamo antico.. sintetizzato benissimo da suoni strani, stridenti, paurosi e disturbanti. I suoni di un anima avvizzita.

Di una incapacità di godere davvero del libero arbitrio, dei doni e delle potenzialità del segno che ci distingue per eccellenza: la tendenza alla ribellione.

Ecco che in questi racconti in fondo, si parla di noi, dell’uomo.

Della sua eterna ricerche cdi un perché, di un significato e persino di un Grande Antico da cui lasciarsi avvolgere.

Perché in fondo è in quella strana appartenenza che cerchiamo, capace di uccidere una solitudine che sembra accompagnare ogni nostro percorso.

Non solo paura.

Ma anche umorismo, grottesco, amore infinito, dolore e degrado, tutto ci fa comprendere come quel mondo cosi strano e disturbante ci appartenga di diritto perché…in fondo è il luogo chiamato anima.

-Alessandra Micheli

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