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MARVEL MASTERWORKS – I VENDICATORI vol. 10

MARVEL MASTERWORKS – I VENDICATORI vol. 10

Questo decimo Masterwork dedicato ai Vendicatori manderà in visibilio gli estimatori dei supereroi Marvel. Include storie realizzate negli anni settanta collegate a vicende epocali che coinvolgono numerosi personaggi. Sono firmate da Steve Englehart, autore che ebbe il non facile compito di sostituire Roy Thomas, lo sceneggiatore che realizzò una lunga e memorabile run di Avengers, considerata all’unanimità una delle migliori in assoluto. Englehart fu profondamente coinvolto nella sensibilità visionaria e psichedelica del Flower Power e negli anni settanta era ancora influenzato da quelle istanze. Da un lato, conservò l’elemento supereroistico dei Vendicatori; dall’altro, però, ideò spesso trame inquietanti e piuttosto strane, perlomeno per gli standard marvelliani dell’epoca. La line-up del gruppo era più o meno stabile e comprendeva Thor, Iron Man, Capitan America, Pantera Nera, Visione e Scarlet; a loro si erano poi aggiunti lo Spadaccino, ex avversario della squadra, e la sensuale Mantis.

Questo personaggio, peraltro, è al centro di intrighi e misteri che inizieranno a dipanarsi proprio in questo volume che propone i nn. 120/128 del comic-book originale. Nei primi tre episodi i Vendicatori dovranno vedersela con lo Zodiaco, l’associazione criminale già apparsa in passato. Englehart, ovviamente, delinea una story-line incentrata sull’azione e impreziosita da un serrato ritmo narrativo, ma saranno proprio queste avventure a fornire informazioni cruciali su Mantis e sulle sue drammatiche origini. Senza spoilerare, specifico solo che ciò che accadrà alla singolare eroina non sarà privo di conseguenze. Nel n. 124, invece, Englehart si concede tematiche fantascientifiche con l’apparizione del mostruoso Stars Stalker; ma si tratta di una fantascienza angosciante e claustrofobica, davvero anomala per lo stile narrativo del periodo. Nel n. 124 gli eroi più potenti della terra rimarranno implicati nelle macchinazioni di Thanos e le loro vicende si legano, perciò, a quelle di Captain Marvel, la fenomenale serie del grande Jim Starlin.

Dopo una parentesi nel n. 126, incentrata su una lotta contro Klaw, acerrimo nemico di Pantera Nera, Englehart scrive una sequenza fondamentale per il Marvel Universe nel suo complesso, facendo apparire gli Inumani e i Fantastici Quattro. Quicksilver, ex componente degli Avengers, e Crystal degli Inumani, infatti, si sposano. I Vendicatori e il Favoloso Quartetto si recano, quindi, al Grande Rifugio in qualità di invitati al matrimonio. Ma ci saranno il perfido Maximus e il terribile Ultron a complicare la situazione. Qui Englehart gioca con il Marvel Universe, utilizzando tantissimi supereroi, e proponendo un’ottima saga caratterizzata da un buon equilibrio di azione e introspezione. Nel n. 128, infine, esplora atmosfere horror e mistico/esoteriche con Scarlet che, assistita dalla strega Agatha Harkness, affronta il demoniaco Necrodamus. Englehart scrive testi curati che conservano la loro incisività ed efficacia, benché a volte risultino un po’ datati. Ai disegni si alternano Bob Brown, dal tratto contorto e grezzo, comunque funzionale; l’ottimo John Buscema, dallo stile naturalistico e dettagliato, e il fratello Sal che impreziosisce il n. 127 con le sue matite essenziali ed evanescenti. Nel libro ci sono pure il n. 33 di Captain Marvel, collegato alla story-line di Thanos, firmato da Jim Starlin e dallo stesso Englehart e disegnato da Klaus Janson, il futuro inchiostratore di Frank Miller, qui in uno dei suoi primi lavori targati Marvel; e il primo Giant-Size Avengers, supplemento scritto da Roy Thomas che con il pretesto di una storia basata sulla minaccia di Nuklo introduce nel presente Whizzer, eroe dell’era Timely, che in seguito sarà considerato erroneamente il padre di Scarlet. I disegni sono di Rich Buckler, artista certamente non rivoluzionario e innovativo, ma che rende giustizia allo script. Nel complesso, questo volume è da tenere d’occhio e se volete concedervi una bella lettura supereroistica nel senso classico della definizione fareste bene a non trascurarlo.

Sergio Duma

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